Nei bambini con Sindrome di Down assistiamo, molto spesso, a un disinvestimento progressivo dell’attività grafico-espressiva intorno ai 5 anni di età. Se non sostenuti e sollecitati sembrano non riuscire ad evolvere dalla fase dello scarabocchio (in cui”galleggiano uomini girino”), che però non li soddisfa più. Assistiamo così molto spesso ad un progressivo disinvestimento nell’espressione grafica intorno ai 5 anni di età.

Diventano critici verso i loro prodotti, li cancellano, davanti a richieste dirette, anche se incoraggianti, dicono sempre più spesso “non sono capace” e preferiscono riempire le pagine di goffi e stereotipati tentativi di imitazione della scrittura dell’adulto e perdono, insieme con il piacere di “raccontarsi disegnando”, un potente mezzo conoscitivo che permette loro di esprimersi secondo delle modalità logiche e di portare a termine un lavoro che, oltre ad appagarli, dà loro fiducia nelle proprie possibilità di intervenire attivamente sul mondo esterno e di non esserne solamente un oggetto passivo.

La scuola, involontariamente, spesso rinforza tutto ciò. Inizialmente incoraggia lo scarabocchio libero proponendo materiali ed attività diverse (colori a dita, pennelli, fogli grandi ecc.), passa quindi ad un lavoro più dettagliato solo sulla figura umana e poi direttamente al pregrafismo.

Ma, come abbiamo già più volte detto, l’attività grafica è per il bambino un mezzo per conoscere, un modo di interrogarsi, di porsi e di risolvere i problemi e, nello stesso tempo, di agire e di esplorare.

Sappiamo che la rigidità degli schemi d’azione , la difficoltà nel procedere per prove ed errori, l’incapacità di trarre vantaggio dall’esperienza propria e degli altri (così come fanno i bambini che “si copiano”, che prendono ispirazione dalla realtà che li circonda), sommati naturalmente ai problemi legati al controllo posturale, possono rendere più complesso il percorso. Ma questo non può essere un alibi e il bambino con Sindrome di Down diviene così una risorsa, uno stimolo per una maggiore attenzione alle difficoltà di tutti i bambini. Analizzeremo ora in maniera più dettagliata quali strategie e sollecitazioni proporre per aiutare il passaggio da una fase grafica all’altra, ma ci sembra importante ricordare che devono essere integrate con tutte quelle fondamentali esperienze senso-motorie che sono alla base dell’apprendimento e che contribuiscono ad arricchire la rappresentazione grafica, essendone a loro volta arricchite in un feed back continuo. Nella parte precedente sono stati fatti brevi riferimenti all’età media di acquisizione delle varie fasi, ma così come c’è una grande variabilità individuale in ogni bambino, a maggior ragione questo avviene nei bambini con Sindrome di Down. I tempi di comparsa saranno più dilatati, più lento il passaggio da una fase all’altra, ma se togliamo i riferimenti temporali, che spesso possono essere più un limite che uno stimolo, si delineerà il senso dell’evoluzione di un percorso che è lo stesso anche per un bambino con Sindrome di Down e che si svilupperà durante gli anni di permanenza alla Scuola Materna. Nel 1°livello esamineremo la qualità della prestazione, analizzeremo cioè il modo in cui il bambino scarabocchia spontaneamente, per potergli fornire quelle facilitazioni strumentali che gli renderanno più agevole questa attività. Nei livelli successivi vedremo come aiutarlo ad evolvere dallo scarabocchio alle prime intenzionalità rappresentative, rinforzando progressivamente la sua produzione spontanea sia dal punto di vista esecutivo che ideativo: come valorizzare cioè quello che produce permettendogli di scoprire che può “controllare” quei segni sulla carta, dare loro dei nomi e trasformarli in qualcosa che si può raccontare, condividere. Il tono che useremo in questa parte sarà dunque più narrativo: abbiamo detto all’inizio che questo è un modo di giocare con colori, scarabocchi, forme e suoni e quindi non utilizzeremo termini tecnici, ma… “parole da bambini”.

Fonte – “L’evoluzione del segno grafico nel bambino con Sindrome di Down” di Daniela Jann, Edito da AGPD, 2002

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