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Pubblichiamo la riflessione del collega Giuseppe Torchia

La circolare del 6 marzo sui BES presenta alcune ambiguità. Punta ad estendere a tutti gli alunni in difficoltà il diritto alla personalizzazione ma al tempo stesso ne limita l’applicazione a tre categorie di difficoltà : “svantaggio sociale e culturale, disturbi specifici di apprendimento e/o disturbi evolutivi specifici, difficoltà derivanti dalla non conoscenza della cultura e della lingua italiana perché appartenenti a culture diverse”. Come discriminare coloro che presentano difficoltà derivanti da uno “svantaggio sociale e culturale”? La circolare affida ai Consigli di classe e ai Team l’individuazione dei casi che necessitano di un approccio didattico personalizzato, ma sulla base di quali criteri pedagogici? Perché di questo si tratta e non, giustamente, di un’affannosa e rassicurante ricerca di certificazioni.

La circolare scrive che i Bes andranno individuati “ sulla base di elementi oggettivi (come ad es. una segnalazione degli operatori dei servizi sociali), ovvero di ben fondate considerazioni psicopedagogiche e didattiche”. E’ prevedibile che ogni Consiglio o Team, persino all’interno di una stessa Scuola, elaborerà la sua idea di “svantaggio sociale e culturale” considerata la diffusa assenza di un quadro pedagogico di riferimento. E’ un po’ come tentare di distinguere un’area della “normalità” a cui si può applicare una didattica standardizzata da una “delle difficoltà” a cui va destinata una didattica personalizzata. Termine quest’ultimo che andrebbe abbandonato a favore di quello di una “didattica inclusiva” destinata a tutti gli alunni onde evitare che la didattica di una classe sia costituita dalla sommatoria di tanti PdP.

Quanto al richiamo agli operatori dei servizi sociali, croce e delizia dei docenti, laddove non intervenga un loro rilievo “oggettivo” è probabile che alcuni degli alunni con difficoltà vengano etichettati dai docenti come coloro “che non fanno niente”, “che pensano che la promozione sia gratis”, (da cui la considerazione: “se li promuoviamo che figura ci facciamo”) e che in quanto tali non esprimono bisogni speciali ma comuni allergie alla scuola.

Insomma nel prossimo anno scolastico nei Consigli di Classe si comincerà con affanno a cercare di tracciare confini che risponderanno a criteri “locali” e che serviranno ad inserire nel recinto di una categoria dei BES gli alunni. Una formazione professionale ad hoc sarebbe auspicabile ma tra tabù contrattuali (la formazione è contrattualmente definita solo come un diritto non come un dovere) e spinta al risparmio ad ogni costo, si finirà per affidarsi alla “creatività” pedagogica dei docenti.

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