Tablet e APP per affrontare i disturbi dell’apprendimento

Pubblicato: 10 febbraio 2014 in Tablet APP DSA
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Tablet e APP per affrontare i disturbi dell’apprendimento: ce lo racconta Cristina Sassi

Si dice comunemente “Se ascolto dimentico, se vedo ricordo, se faccio capisco”. Alcuni aggiungono “se gioco imparo”. Gli strumenti multimediali consentono una sollecitazione multisensoriale. E’ come avere a disposizione la scelta tra strade diverse per arrivare allo stesso traguardo. In questo caso è il supporto (tablet o smartphone) che fa la differenza. A raccontarcelo durante una intervista con SoloTablet è la psicologa Dott.ssa Cristina Sassi. Una intervista con numerosi spunti per chi opera nel settore ma anche per chi usa il tablet come strumento didattico.

Tablet e APP per affrontare i disturbi  dell'apprendimento: ce lo racconta Cristina Sassi SoloTablet intervista la Dott.ssa Cristina Sassi, Psicologa, esperta in Tecnologie Assistive.  Si è occupata di progettazione e realizzazione di percorsi formativi riguardanti il rafforzamento di abilità cognitive in età evolutiva. Dal 1998 svolge attività di consulenza per la scelta di ausili informatici, software didattico e ausili per la comunicazione, oltre che di progettazione e realizzazione di percorsi formativi per Leonardo- ausili informatici

L’intervista trae lo spunto dal progetto DidApp in cui la Dott.ssa Sassi è coinvolta, un progetto che propone app didattiche per smartphone e tablet, create prestando particolare attenzione agli aspetti che possono aiutare nella prevenzione dei disturbi specifici dell’apprendimento.


SOLOTABLET: Ci può raccontare qualcosa di lei e delle sue attività da psicologa legate alle difficoltà nell’apprendimento?

Ho svolto il tirocinio professionale in un centro che di occupava di disturbi specifici dell’apprendimento ormai 20 anni fa, quando della dislessia non tutti avevano ancora sentito parlare. Da allora non ho mai smesso di interessarmene, pur essendo passata ad occuparmi di ausili informatici per disabili. In fondo, molti strumenti oggi diffusi per gli studenti dislessici sono stati mutuati dagli ausili per non vedenti. Nelle forme più gravi, infatti, la difficoltà di lettura che caratterizza la dislessia si trasforma in una sorta di “cecità”, anche se circoscritta all’esecuzione del compito di decodifica del segno grafico.

 SOLOTABLET: La tecnologia digitale sta cambiando il mondo con effetti rilevanti anche nell’apprendimento, nella didattica e nello sviluppo mentale e cognitivo dei bambini. Secondo lei l’evoluzione attuale della tecnologia favorisce o penalizza l’apprendimento?

Io vedo un grande vantaggio nell’evoluzione tecnologica applicata all’apprendimento, soprattutto per i soggetti in difficoltà. Questi nuovi strumenti rappresentano risorse in più, offrono strade alternative per arrivare allo stesso traguardo.

 SOLOTABLET: L’evoluzione della capacità di leggere e di apprendere non è qualcosa di naturale. Noi non siamo nati per leggere ma il nostro cervello è plastico e capace di stabilire nuovi collegamenti grazie alla sua capacità di farsi modellare dall’esperienza. Che ruolo possono avere le nuove tecnologie digitali  nell’evoluzione del cervello del bambino?

Non sono in possesso di dati scientifici al riguardo: la ricerca rincorre l’evoluzione tecnologica. Sono convinta però che sia sotto gli occhi di tutti come i cosiddetti nativi digitali abbiano un approccio diverso e intuitivo a questi strumenti, strumenti che invece mettono in difficoltà chi non è cresciuto maneggiandoli. I bambini oggi hanno potenti strumenti in mano, ma gli adulti spesso non sono capaci di insegnargliene un uso corretto.

 SOLOTABLET: I bambini che crescono in case senza libri, che non fanno esperienza di favole raccontate dagli adulti e che sperimentano la mancanza del dialogo durante i pasti familiari, rischiano di crescere svantaggiati. In che modo la scuola e la didattica possono intervenire per offrire uguali opportunità a tutti? Che ruolo giocano le nuove tecnologie in tutto questo?

La lettura non va mai sostituita: cambiano i supporti, ma rimane un’attività fondamentale per la nostra cultura.

Inutile negare però che sempre più i bambini rischiano di non essere esposti allo stimolo della lettura. E mano a mano che i libri si faranno più radi sulla libreria di casa, sarà necessario andare a cercare qualcosa da leggere, perché purtroppo non sarà più il libro ad offrirsi a noi stuzzicando la curiosità con un colore invitante, una copertina curiosa, un titolo accattivante.

Così è anche per la narrazione: parte integrante un tempo della trasmissione culturale, oggi sempre più relegata in brevi momenti della giornata, se si ha tempo e voglia.

La scuola può fare, sì: conservando e perpetuando queste forme di stimolazione, che rischiano di passare di moda senza che nulla sia in grado di colmarne il vuoto.

 SOLOTABLET: Dal 1998 svolge attività di consulenza per la scelta di ausili informatici, software didattico e ausili per la comunicazione, oltre che di progettazione e realizzazione di percorsi formativi per Leonardo – ausili informatici. Ci può raccontare qualcosa di più di questa esperienza e delle attività/progetti in cui è impegnata?

L’ambito in cui lavoro è estremamente stimolante ed assurdamente ancora poco conosciuto qui in Italia.

Esistono strumenti in grado di far comunicare ed interagire con il computer persone anche gravemente compromesse da un punto di vista motorio, sensoriale, cognitivo. L’ultima frontiera da poco raggiunta è la possibilità di controllo di alcuni software tramite il pensiero.

Senza arrivare a questi estremi, mi occupo di cercare soluzioni per aggirare la menomazione e consentire a tutti l’utilizzo del computer, la possibilità di comunicare, l’accesso alla lettura tramite l’uso di strumenti tecnologici.

E, parallelamente, attraverso la progettazione e realizzazione di percorsi formativi, cerco di diffonderne la conoscenza.

Dato il mio percorso formativo, ho sempre avuto un occhio di riguardo per gli strumenti sia compensativi che riabilitativi per studenti con Disturbi Specifici dell’Apprendimento, sfociato ora nelle app proposte dalla collana DidApp.


SOLOTABLET: Ci può descrivere la sua/vostra offerta formativa sui temi delle tecnologie assistive, e sulla progettazione di attività per la prevenzione dei Disturbi Specifici dell’Apprendimento (a chi si rivolge, metodologie, progetti ecc.)?

Leonardo ha una sezione apposita che si occupa solo di formazione: LeonarDocet

Per quanto riguarda in particolare i DSA, la nostra offerta formativa si avvale dell’apporto di docenti che lavorano da anni con soggetti che presentano Disturbi Specifici dell’Apprendimento, utilizzando anche strumenti tecnologici.

La nostra offerta è indirizzata agli insegnanti, affinchè conoscano non solo gli strumenti tecnologici, ma anche le strategie per il loro corretto utilizzo e applichino poi le loro conoscenze in classe. Proponiamo anche percorsi che si rivolgono ai ragazzi ed alle famiglie, percorsi mirati ad apprendere come trarre il massimo vantaggio dall’utilizzo degli strumenti informatici. Anche semplicemente sfruttando fino in fondo, ad esempio, le numerose e spesso sconosciute risorse di Word.

 SOLOTABLET: L’arrivo dell’iPad e la proliferazione dei tablet hanno cambiato il modo di lavorare nelle aziende ma anche la didattica e l’apprendimento scolastico. Da dove nasce la vostra iniziativa DIDAPP e cosa la caratterizza?

La collana DidApp è nata da una richiesta pressante (proveniente soprattutto dal mondo della scuola) di app in italiano e per l’apprendimento della lingua italiana; app che non fossero semplice trasposizione dall’inglese, ma che presentassero caratteristiche in linea con l’insegnamento della nostra lingua nella scuola.

Mentre esiste in Italia un’offerta abbastanza ricca e altamente qualificata di software didattico per computer, data la particolare caratteristica del mercato delle app nessuno ancora si era avventurato nella produzione di attività il cui destino è quello di rimanere confinate alla lingua italiana.

Con molto entusiasmo lo abbiamo fatto noi, convinti che sia una strada da percorrere e che porterà soddisfazione. Quello delle app è un mercato fortemente globalizzato, ma abbiamo necessità, per una proposta qualificata ai nostri bambini, di qualcosa che presti attenzione alla nostra realtà scolastica ed alle specificità della nostra lingua. Qualcosa che non si omologhi alle caratteristiche delle altre proposte ludiche, che non ceda alla tentazione del gioco bello e ricco. Abbiamo privilegiato l’attività da svolgere in un contesto gradevole, ma poco distraente e che consenta al bambino di concentrare tutte le energie attentive nell’esecuzione del compito. Senza graduatorie, cronometri, animazioni distraenti.

 SOLOTABLET: Gli obiettivi del progetto prevedono la realizzazione di APP mirate ad esercitare e favorire i processi di apprendimento implicati nella lettura, scrittura e nella matematica. Ci può dare maggiori dettagli?

La legge 170/10 (Nuove norme in materia di disturbi specifici di apprendimento in ambito scolastico) rappresenta un grandissimo passo avanti per gli studenti dislessici, ma la sua applicazione va supportata con proposte e strumenti.

Abbiamo letto con attenzione le linee guida per l’applicazione della legge, e da queste abbiamo tratto spunto per ideare le attività da proporre con le nostre app.

SOLOTABLET: L’idea alla base della vostra proposta consiste nel proporre al bambino esercizi didattici che lo aiutino ad apprendere attraverso la sollecitazione di vista, udito e tatto. Ci può raccontare come lo fate e quali ‘teorie’, metodologie avete applicato?

Si dice comunemente “Se ascolto dimentico, se vedo ricordo, se faccio capisco”. Alcuni aggiungono “se gioco imparo”. Ecco: gli strumenti multimediali consentono una sollecitazione multisensoriale. Come dicevo prima, è un po’ come avere a disposizione la scelta tra strade diverse per arrivare allo stesso traguardo. In questo caso è il supporto (tablet o smartphone) che fa la differenza.

SOLOTABLET: Noi riteniamo che la tecnologia fine a sé stessa non basta. Alla base ci deve essere un profondo rinnovamento della didattica. Cosa ne pensa in merito?

Non è un caso che Leonardo-ausili informatici investa tanta energia nella formazione. Abbiamo avuto tante volte esperienza di una tecnologia che si ritorce contro se stessa. Occorre assolutamente far passare il messaggio che la tecnologia è uno strumento. E tanto più si pretende dallo strumento flessibilità, tanto più bisogna essere disposti ad investire energia per saperlo adattare alle proprie esigenze. Senza adagiarvisi sopra. Nessuno strumento nasce pronto all’uso per un particolare soggetto, per aggirare una specifica difficoltà. Inoltre, mentre è accettabile che un genitore dia lo smartphone in mano al bambino per distrarlo quando è in fila dal dottore, lo stesso non possono fare insegnanti e terapisti, che devono scegliere tra diverse proposte con un chiaro obiettivo come guida. E per scegliere necessitano di formazione.


SOLOTABLET: A che pubblico vi rivolgete e qual è il suo livello di conoscenza di queste tecnologie e delle potenzialità ad esse associate?

Ci rivolgiamo in primis ad insegnanti e logopedisti, che si avvicinano a questi strumenti grazie alla loro curiosità ed intuendone le potenzialità. Non rientra ancora nel loro percorso formativo uno studio approfondito dei nuovi strumenti, se non a macchia di leopardo in alcune realtà “illuminate”.

Poi, ovviamente, ci rivolgiamo a tutti i genitori che vogliono offrire qualcosa in più di un semplice passatempo qualsiasi ai loro bambini, in una fascia di età che va indicativamente dai 4 agli 8 anni

 

SOLOTABLET: Le applicazioni disponibili per la scuola sono ancora poche e poco adatte ad un uso didattico. Lei cosa ne pensa?

Condivido assolutamente. Purtroppo il mercato delle app non incoraggia una “localizzazione” delle stesse. I prezzi al consumo delle app sono assai più bassi di quelli di un software per computer. E, sebbene la loro realizzazione sia in linea di massima più semplice, è una vera scommessa riuscire a coprire almeno i costi di produzione. Ecco perché si diffondono soprattutto proposte puramente ludiche, con scarsissimo uso della lingua parlata ed il più possibile “cultur free”: proprio per favorirne la diffusione globale. Cosa purtroppo non possibile per attività mirate ad avviare all’utilizzo della lingua italiana.

 SOLOTABLET: Ci sono novità e sviluppi in arrivo e come evolverà il vostro progetto?

Per ora ci siamo concentrati sull’avviamento alla letto-scrittura in fase prescolare, cioè esercitando quelle abilità che saranno necessarie nei compiti di lettura e scrittura, prima ancora di padroneggiarle.

Fondimi è una app gratuita che favorisce il processo di fusione delle sillabe (la lettura consiste in fusione di suoni),Seguimi (anch’essa gratuita, l’unica solo su App store) è orientata ad esercitare le abilità motorie implicate nella scrittura, Cominciamo richiede una analisi fonologica del suono iniziale della parola, mentre Rimami richiede la stessa analisi sui suoni finali: l’analisi fonologica delle parole è prerequisito fondamentale per la scrittura.

Nei prossimi giorni uscirà la versione Plus di Fondimi.

E le idee in cantiere sono tantissime, anche per l’area logico matematica.

 SOLOTABLET: Cosa pensa di un progetto come SoloTablet?

Una opportunità importantissima, un filtro qualificato per selezionare e classificare un mare di informazioni in cui faticano ad orientarsi anche gli operatori del settore. In particolare ne apprezzo l’attenzione prestata al mondo della scuola e dell’infanzia.

SOLOTABLET: Ha suggerimenti da darci per sviluppi ed evoluzioni future del nostro progetto?

Credo possa essere interessante un focus sull’utilizzo dei tablet da parte di soggetti in difficoltà o di fasce “deboli”. Penso non solo a chi presenta difficoltà di apprendimento o specifiche disabilità, ma anche agli anziani, che potrebbero trarne grandi vantaggi. Ho in mente un video che gira su youtube: un padre anziano che mette il tablet in lavastoviglie, scambiandolo per un tagliere. Ecco: SoloTablet potrebbe essere il luogo dove illustragli tanti altri possibili utilizzi…

E per questo mi rendo assolutamente disponibile a collaborare.

 Fonte – http://www.solotablet.it/tablet-italia/interviste/tablet-e-app-per-curare-i-disturbi-dellapprendimento-ce-lo-racconta-cristina-sassi

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