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“LA PRESA IN CARICO DEI BAMBINI CON ADHD E DELLE LORO FAMIGLIE”. EBOOK PER PSICOLOGI

Autore:  Anna La Prova, Psicologa e Psicoterapeuta cognitivo-comportamentale.

Questo Nuovo e-book gratuito, destinato a psicologi e psicoterapeuti, è un vero manuale di intervento pratico per i professionisti che intendono prendere in carico i bambini con ADHD e le loro famiglie.

All’interno di questo e-book scoprirai:

  • come intervenire con i genitori dei bambini con ADHD;
  • come intervenire con gli insegnanti dei bambini con ADHD;
  • come osservare il bambino con una strategia  efficace per impostare un piano di intervento mirato;
  • come aumentare i comportamenti positivi del bambino
  • come arginare i comportamenti problematici
  • la strategia OPERA per pianificare un intervento efficace passo passo

 

LA PRESA IN CARICO DEI BAMBINI CON ADHD E DELLE LORO FAMIGLIE

*Fonte

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Fonte  – Ansa .it

Rush Hour, un’indagine tra Italia, Europa e Usa, indaga sulla sindrome. Ma è vera malattia? Il grande Bollea li curava così, mandandoli in bici con il papà

  • Adhd Rush Hour, il documentario di Stella Savino sulla sindrome da deficit di attenzione e iperattività. In sala dal 26 giugno distribuito da Microcinema

(di Francesca Piereloni) (ANSA) –   Armando, 19 anni, ogni giorno da 9 anni prende gli psicofarmaci. La madre Stefania li andava ad acquistare in Svizzera quando da noi non erano ancora autorizzata. Al ragazzo era stata diagnosticata la Adhd, la  sindrome da deficit di attenzione e iperattività, un disturbo del comportamento caratterizzato da inattenzione, impulsività e iperattività motoria, una malattia su cui si dibatte da decenni, anche in relazione alle cure prescritte.  A seconda del Paese in cui si vive, infatti, che sia America, Germania, Francia o Italia, la cura potrà essere una pasticca di metilfenidato o di atomoxetina, anfetamina insomma . In America lo sarà addirittura nell’80% dei casi. Con conseguenze collaterali pesantissime. Ci sono storie assurde,  come quella di Zache, un bimbo americano di 10 anni, solare e vitale, a cui è stata diagnosticata L’Adhd al primo anno di asilo e al quale da allora la mamma Traceye dà, come prescritto, gli psicofarmaci. Trattamenti dai gravissimi effetti collaterali, ”come il rischio di suicidio, di infarto, alopecia e problemi epatici” spiega Stella Savino. Lei è l’autrice di un documentario, in sala dal 25 giugno distribuito da Microcinema, che racconta in modo lucido come oggi nel mondo viene diagnosticata e curata l’Adhd. E se ne continuerà a parlare al cinema anche quando uscirà Mommy, il film di Xavier Dolan che ha trionfato al festival di Cannes, e che racconta la vita difficile di un ragazzo iperattivo. Il viaggio di Stella Savino, ‘Adhd – Rush Hour‘, indaga tra Italia, Europa e Stati Uniti, tra laboratori di genetica e di Brain Imagin, aule universitarie e scuole elementari, dando voci ai protagonisti, bambini e adolescenti, e ai loro spesso disperati genitori.

Farsi venire il dubbio che un figlio abbia la sindrome non è difficile: i vostri figli non stanno fermi, giocherellano con le mani e con i piedi? Non riescono a stare seduti sulle loro sedie? Corrono, si arrampicano … hanno difficoltà a giocare … si comportano come se fossero azionati da un motore … quando gli si parla sembrano non ascoltare … sono distratti … non riescono a stare in silenzio, parlano troppo! Hanno difficoltà ad aspettare il proprio turno … sparano le risposte prima che sia terminata la domanda … interrompono o si intromettono nelle comunicazioni con gli altri. Anche solo sei di queste espressioni comportamentali potrebbero lanciare il campanello d’allarme sulla Adhd, una anormalità neuro-chimica geneticamente determinata.

Sempre più spesso, infatti, l’ADHD viene diagnosticata a bambini e adolescenti e nella maggior parte dei casi la cura prescritta è a base di amfetamine. Il fenomeno è molto diffuso sia negli Stati Uniti che in Europa, Italia compresa. Ma quando si può davvero parlare di malattia? La comunità scientifica dibatte e si divide da più di 50 anni su cosa sia veramente.  Solo negli Stati Uniti 11 milioni di bambini sono dipendenti dalle anfetamine. Ma è una vera malattia o il modo per ‘controllare’ comportamenti tipici dell’infanzia?

La diagnosi dipenderà dunque esclusivamente dal medico che incontrerete sulla vostra strada. Di certo c’è che i test di laboratorio e i criteri utilizzati per la diagnosi sono limitati e la cura farmacologica non è senza conseguenze: l’atomexina produce allucinazioni, gravi danni epatici e tendenze suicide, e il metilfenidato è un’anfetamina, classificata dalla DEA (Drug Enforcement Administration) nello stesso gruppo dei narcotici, insieme con l’eroina, la morfina e la cocaina. L’ONU parla di emergenza sanitaria, denuncia e lancia l’allarme ADHD “ il Consiglio invita le nazioni a valutare la possibile sovrastima dell’ADHD e frenino l’uso eccessivo del metilfenidato (Ritalin). Negli Stati Uniti è stata diagnosticata l’ADHD nei bambini di appena 1 anno”.

Il film, realizzato nel 2012 ha già trovato distribuzione in home video negli Usa con la Film Media Group e la Rai pare sia interessata a una futura messa in onda. La percezione della malattia ”è altissima nei Paesi anglosassoni (negli Usa è diagnosticata all’11% dei bambini) dove il sistema scolastico è basato sulla competizione, e scende in maniera eclatante nei Paesi mediterranei (in Italia è diagnosticata solo all’1% dei bambini) dove esiste ancora un’attenzione sociale molto forte alla famiglia”. Il primo obiettivo del film, spiega la Savino,  ”non era denunciare le case farmaceutiche ma far capire come sia difficile percepire questa problematica e come chi la affronti sia lasciato solo”.

La storia italiana ”che raccontiamo mostra un sommerso molto difficile da monitorare. In Italia infatti il Ministero ha creato un registro ufficiale adhd, e ci sono circa un novantina di centri regionali dove in teoria prima di arrivare alle terapia farmacologica bisogna provare tutte le terapie comportamentali. Ma c’è chi vuole risolvere subito il problema, e si procura i farmaci”. Tra gli esperti che hanno collaborato con la regista, c’è Stefano Canali, docente di storia della medicina e Bioetica alla Scuola Internazionale di Studi Superiori Avanzati (SISSA) di Trieste: ”L’adhd e il modo in cui viene diagnosticata assomiglia ad altre ‘sindromi’ apparse e scomparse, legate al periodo storico. E’ successo quando venivano reputate tali l’omosessualità o l’isteria”. Durante la preparazione del film, Stella Savino aveva parlato anche con il padre della moderna neuropsichiatria infantile, Giovanni Bollea, scomparso nel 2011: ”Mi aveva detto che il 90% dei casi, li aveva curati mandando i bambini in bici con il papà”. Questo il link per vedere le sale in cui è programmato il film: http://www.microcinema.eu/news-press/adhd


Segnaliamo il lavoro del dott. G. Lo Presti sui BIsogni educativi speciali (Fonte)

BES Bisogni educativi speciali

Gli studenti con disabilità, con disturbi evolutivi (come DSA, ADHD etc.) e con svantaggio socio-economico, linguistico e culturale necessitano di Bisogni Educativi Speciali (BES) a scuola.

Su questo tema oggi vi è molta confusione. Una lettura superficiale della normativa rischia di portare a delle affermazioni come “i BES non esistono”; “Allora sono tutti studenti-BES” oppure “Senza certificazione non posso fare niente” e molte altre ancora, ma è tutto inesatto.

Sulla base di questi e di altri punti problematici, ecco 10 delucidazioni necessarie per operare e muoversi, da insegnante, genitore ed operatore, descritte in maniera chiara e con un preciso richiamo ai punti più salienti delle direttive ministeriali:

 1 – La scuola individua gli studenti con Bisogni Educativi Speciali in tre modi, attraverso: certificazione, diagnosi o da considerazioni didattiche.

“Vi sono comprese tre grandi sotto-categorie: quella della disabilità; quella dei disturbi evolutivi specifici e quella dello svantaggio socio-economico, linguistico, culturale” (punto 1, Dir. M. 27/12/2012)

Possiamo trovarci di fronte a tre diverse situazioni.

a) Alunni con certificazione di disabilità, questa fa riferimento alla leg. 104/92 (art3) ed elaboriamo un PEI.

b) Alunni con diagnosi di disturbi evolutivi:

– Se hanno diagnosi di DSA, facciamo riferimento alla Leg 170/10 e DM 5669 12/7/2012 ed elaboriamo un PDP.

– Se hanno diagnosi di ADHD, Disturbi del Linguaggio, Disturbi della coordinazione motoria o non-verbali allora la scuola è in grado di decidere in maniera autonoma, “se” utilizzare, o meno, lo strumento del PDP, in caso non lo utilizzi ne scrive le motivazioni, infatti: “la scuola può intervenire nella personalizzazione in tanti modi diversi, informali o strutturati, secondo i bisogni e la convenienza. (…) il Consiglio di Classe è autonomo nel decidere se formulare o non formulare un Piano Didattico Personalizzato con eventuali strumenti compensativi e/o misure dispensative, avendo cura di verbalizzare le motivazioni della decisione” (Piano Didattico Personalizzato, pag. 2 Nota Ministeriale MIUR del 22/11/2013, n°2363)

c) Alunni con svantaggio socioeconomico, linguistico e culturale: “Tali tipologie di BES dovranno essere individuate sulla base di elementi oggettivi (come ad es. una segnalazione degli operatori dei servizi sociali), ovvero di ben fondate considerazioni psicopedagogiche e didattiche

(Area dello svantaggio socioeconomico, linguistico e culturale, CM MIUR n° 8-561 del 6/3/2013).

Il temine “ben fondate considerazioni psicopedagogiche e didattiche” presuppone che un alunno (in assenza di diagnosi o certificazioni mediche), il quale mostra delle difficoltà di apprendimento legate al fatto di provenire da un ambiente con svantaggio socio-economico, con deprivazioni culturali o linguistiche (come nel caso degli stranieri), può essere aiutato dalla scuola con l’adozione di percorsi individualizzati e personalizzati come strumenti compensativi e/o dispenativi (pag. 3 CM MIUR n° 8-561 del 6/3/2013) ma “non” è obbligata a fare il PDP, dunque sceglie in autonomia se fare o meno un PDP, e questi interventi dovranno essere per il tempo necessario all’aiuto in questione.

 2 – Alcuni BES possono essere anche temporanei

I Bisogni Educativi Speciali degli alunni nell’area dello svantaggio socio-economico, linguistico e culturale, prevedono interventi verificati nel tempo così da attuarli solo fin quando serve. Daremo priorità alle strategie educative e didattiche più frequenti anziché alle modalità di dispensazione/compensazione.

 “Si avrà cura di monitorare l’efficacia degli interventi affinchè siano messi in atto per il tempo strettamente necessario. Pertanto, a differenza delle situazioni di disturbo documentate da diagnosi, le misure dispensative (…) avranno carattere transitorio ed attinente aspetti didattici, privilegiando dunque le strategie educative e didattiche (…) più che strumenti compensativi e misure dispensative” (pag. 3 CM MIUR n° 8-561 del 6/3/2013)

 3 – Non esiste la “diagnosi di BES” ma necessità di Bisogni Educativi Speciali a  scuola

“Mio figlio ha un BES”, “Nella relazione vi è messo diagnosi di BES”, oppure ancora, alla domanda: “Che diagnosi ha? Di BES”: Sono tutte affermazioni errate, inesatte e difformi da ogni normativa e documento ufficiale. La diagnosi di “Bisogno Educativo Speciale” non esiste. La diagnosi è una dicitura sanitaria. La diagnosi può essere di “Disturbo Specifico di Apprendimento, nello specifico di Dislessia Evolutiva”, oppure diagnosi di “ADHD”. Quindi non esiste ne la diagnosi (e dunque neppure la certificazione) di Bisogni Educativi Speciali.

Cosa diversa è se vi è una relazione specialistica in cui dopo della dicitura diagnostica come “Discalculia Evolutiva” appare un suggerimento come “il soggetto necessita di un BES a scuola”. In questo caso lo psicologo o il medico che compila la relazione sottolinea semplicemente che la scuola avrà cura di adottare gli strumenti d’intervento per gli alunni con Bisogni Educativi Speciali.

Dunque il BES non si certifica (per un approfondimento leggi il post del Prof. Flavio Fogarolo).

4 – I Bisogni Educativi Speciali dei DSA: ovvero BES e DSA sono due concetti diversi.

“La presente legge riconosce la dislessia, la disgrafia, la disortografia e la discalculia quali disturbi specifici di apprendimento, di seguito denominati «DSA», che si manifestano in presenza di capacità cognitive adeguate, in assenza di patologie neurologiche e di deficit sensoriali, ma possono costituire una limitazione importante per alcune attività della vita quotidiana” (Art. 1 Leg.170/10).

I DSA tecnicamente non sono dei BES, ma i DSA necessitano di Bisogni Educativi Speciali a scuola, ovvero di interventi e strategie didattiche specifiche per i DSA.

Lo stesso principio vale per l’ADHD, o Disturbi del Linguaggio o svantaggio socio-culturale. Tutti questi necessitano di un Bisogno Educativo Speciale a scuola.

In ogni classe ci sono alunni che presentano una richiesta di speciale attenzione per una varietà di ragioni: svantaggio sociale e culturale, disturbi specifici di apprendimento e/o disturbi evolutivi specifici, difficoltà derivanti dalla non conoscenza della cultura e della lingua italiana

(Dir. MIUR 22/12/2012).

Per una più corretta informazione potrebbe essere meglio superare denominazioni come “BES e DSA”. Si rischia che il genitore, insegnante o operatore che legge, non conoscendo la normativa, la prima cosa che si domandi è: “ma allora BES e DSA sono due cose diverse?”.

5 – Il PDP – Piano Didattico Personalizzato NON è obbligatorio per tutti i BES

Il Piano Didattico Personalizzato citato nella normativa è previsto dal DM n°5669 12/7/2011 sui DSA.

E’ obbligatorio quando: abbiamo una diagnosi di Disturbo Specifico di Apprendimento, dunque con tutti codici che iniziano con F 81 dell’ ICD-10.

“E’ necessario il riferimento ai codici nosografici (attualmente tutti quelli compresi nella categoria F81: Disturbi evolutivi Specifici delle Abilità Scolastiche) e alla dicitura esplicita del DSA in oggetto (della lettura e/o della scrittura e/o del calcolo).”

(Art. 3, comma 1, “Elementi di Certificazione Diagnostica” della Conferenza Stato-Regioni per Diagnosi DSA)

E’ scelta della scuola quando:

Abbiamo una diagnosi di Disturbo Evolutivo (diverso dai DSA) come ADHD, Disturbo del Linguaggio, Disturbo Coordinazione Motoria o visuo-spaziale.

Oppure quando abbiamo delle difficoltà di apprendimento, svantaggio socio-culturale o alunni stranieri.

“Si ribadisce che, anche in presenza di richieste dei genitori accompagnate da diagnosi che però non hanno diritto alla certificazione di Disabilità o di DSA, il Consiglio di classe è autonomo nel decidere se formulare o non formulare un Piano Didattico Personalizzato, avendo cura di verbalizzare le motivazioni della decisione”

(Piano Didattico Personalizzato, pag. 2 Nota Ministeriale MIUR del 22/11/2013, n°2363)

Nei casi con Disabilità certificata ai sensi della Leg.104/92 a scuola va compiliamo il PEI.

6 – Il PDP può essere compilato in qualsiasi periodo dell’anno.

Se vi è diagnosi di DSA si compila entro 3 mesi.

La compilazione spetta sempre alla scuola, e questo può avvenire durante l’anno anche inoltrato.

Solo per le diagnosi di DSA, il PDP dovrebbe essere operativo entro 3 mesi dalla presentazione della documentazione diagnostica a scuola. Motivo per cui è sempre bene segnarsi data e numero di protocollo della presentazione dei documenti.

 

“la scuola predispone, nelle forme ritenute idonee e in tempi che non superino il primo trimestre scolastico un documento che dovrà contenere almeno le seguenti voci, articolato per le discipline coinvolte dal disturbo” (DM n°5669 12/7/2011) a questo punto  seguono alcuni punti da inserire nel PDP, in questa pagina il MIUR mette a disposizione dei modelli di PDP.

 

Se si frequenta una classe in cui vi saranno gli esami di Stato, è invece richiesto che la diagnosi sia presentata entro il 31 marzo dell’anno in corso (CM n° 8 del 6/3/2013)

7- Consenso Genitori: firmano PDP, ma non (ovviamente) per interventi didattici.

Il PDP va firmato da tre figure: Dirigente scolastico (o da suo delegato), dai docenti e dalla famiglia, ciò è riportato a pag. 2 della CM n° 8 del 6/3/2013.

Infatti il PDP rappresenta un accordo di reciproca collaborazione tra scuola e famiglia. Ma, come abbiamo detto, il PDP non è necessario per tutti i BES, in molti casi la scuola può decidere di mettere in atto della strategie didattiche di intervento senza formalizzarle nel PDP. In questo caso, non essendoci il PDP non è necessaria alcuna firma da parte della famiglia. D’altro canto non c’è bisogno di alcun documento per spiegare l’utilizzo di strategie didattiche più conformi a migliorare l’apprendimento di un alunno in difficoltà.

8 – Il PDP è uno strumento operativo che va applicato.

Che il PDP non si trasformi in un dovere burocratico quanto piuttosto in un’occasione per i docenti di poter far apprendere al meglio i propri studenti.

Le indicazioni operative indicano che il PDP non è un elenco di modalità dispensative/compensative  e neppure delle caselline, tipo checklist, da spuntare.

Si corre il rischio di produrre un PDP più per il bisogno d’avere un documento da registrare che delle indicazioni semplici ed operative da poter adottare.

“il Piano Didattico personalizzato non può essere inteso come mera esplicazione di strumenti compensativi e dispensativi per gli alunni con DSA; esso è bensì lo strumento in cui si potranno, ad esempio, includere progettazione didattico-educative calibrate sui livelli minimi attesi per le competenze in uscita (di cui moltissimi alunni con BES, privi di qualsivoglia certificazione diagnostica, abbisognano), strumenti programmatici utili in maggior misura rispetto a compensazioni o dispense, a carattere squisitamente didattico-strumentale”.

(CM n°8 del 6/3/2013).

La cosa più importante per il quale sono state elaborate queste normative, facciamo corsi di formazione e per cui siamo qui a discutere è di certo una: applicare il PDP in classe.

9 – BES e prove Invalsi: il loro svolgimento dipende dal tipo di disturbo o difficoltà.

La nota MIUR, in tal senso chiarisce ogni procedura (è possibile scaricarla qui) da cui riproponiamo la tabella riassuntiva:

Svolgimento prove INVALSI Inclusione dei risultati nei dati di classe e di scuola Strumenti compensativi o altre misure Documento di riferimento
BES Disabilità certificata ai sensi dell’art. 3 c.1 e c.3 della legge 104/1992 Disabilità intellettiva Decide la scuola NO Tempi più lunghi e strumenti tecnologici (art.16, c. 3 L. 104/92) 

Decide la scuola

PEI
Disabilità sensoriale e motoria SI SI (c) Decide la scuola PEI
Altra disabilità Decide la scuola NO (b) Decide la scuola PEI
Disturbi evolutivi specifici (con certificazione o con diagnosi) DSA certificati ai sensi della legge 170/2010 (d) Decide la scuola SI (a) Decide la scuola PDP
Diagnosi di ADHD-Bordeline cognitivi

-Disturbi evolutivi specifici

SI SI (a) Decide la scuola PDP
Svantaggio socio-economico, linguistico e culturale SI SI NO

(a) A condizione che  le misure compensative e/o dispensative siano concretamente idonee al superamento della specifica disabilità o del disturbo specifico.

(b) Salvo diversa richiesta della suola.

(c) A condizione che i dispositivi e gli strumenti di mediazione o traduzione sensoriale (ad esempio sintesi vocale) siano concretamente idonei al superamento della specifica disabilità sensoriale.

(d) Sono compresi anche gli alunni e gli studenti con diagnosi di DSA in attesa di certificazione.

10 – Con diagnosi di DSA rilasciata da struttura privata redigiamo il PDP

Qui il MIUR mette un punto fermo: Piano Didattico Personalizzato subito con la diagnosi di DSA della struttura privata in mano.

Il punto più rilevante di questa normativa è che permette alle famiglie, rivolgendosi al professionista privato,  di abbattere sia i lunghi tempi di molti enti pubblici, sia i costi elevati di tanti enti accreditati e nel contempo che vi sia garantita una diagnosi rigorosa perché compilata da professionisti che rispettano la Consesus Conference sui DSA.

In questo modo, sia la scuola che la famiglia, può attivarsi tempestivamente per una diagnosi precoce e percorsi didattici riabilitativi come previsto dalla legge quadro dei DSA (comma f, art 2, L. 170/10).

Dunque i docenti possono accettare la diagnosi di DSA emessa da strutture private per la piena applicazione della Legge 170/10 e DM 5669 12/7/2011:

“Per quanto riguarda gli alunni in possesso di una diagnosi di DSA rilasciata da una struttura privata, si raccomanda – nelle more del rilascio della certificazione da parte di strutture sanitarie pubbliche o accreditate – di adottare preventivamente le misure previste dalla Legge 170/2010, qualora il Consiglio di classe o il team dei docenti della scuola primaria ravvisino e riscontrino, sulla base di considerazioni psicopedagogiche e didattiche, carenze fondatamente riconducibili al disturbo. Pervengono infatti numerose segnalazioni relative ad alunni (già sottoposti ad accertamenti diagnostici nei primi mesi di scuola) che, riuscendo soltanto verso la fine dell’anno scolastico ad ottenere la certificazione, permangono senza le tutele cui sostanzialmente avrebbero diritto. Si evidenzia pertanto la necessità di superare e risolvere le difficoltà legate ai tempi di rilascio delle certificazioni (in molti casi superiori ai sei mesi) adottando comunque un piano didattico individualizzato e personalizzato nonché tutte le misure che le esigenze educative riscontrate richiedono.”

(Pag. 2 e 3 della CM MIUR n° 8-561 del 6/3/2013).

Sulla base di questi dieci punti, ecco come agire praticamente a scuola con gli studenti con Bisogni Educativi Speciali.

 Schema riassuntivo delle nostre 10 precisazioni caso per caso:

 

Alunni che necessitano di Bisogni Educativi Speciali a scuola sono:  Come lo individuo Cosa faccio Per quanto tempo
Disabilità certificata ai sensi dell’art. 3 c.1 e c.3 della legge 104/1992 Disabilità intellettiva PEI Sempre ma con modifiche annuali.
Disabilità sensoriale e motoria
Altra disabilità
Disturbi evolutivi specifici (con certificazione o con diagnosi) DSALegge 170/2010

 

In attesa di certificazione, va bene diagnosi di specialista privato.

CM n° 8 del 6/3/2013

PDP Sempre ma con modifiche annuali.
Diagnosi di ADHD-Bordeline cognitivi

-Disturbi evolutivi specifici

 

Per “diagnosi” si intende invece un giudizio clinic

o, attestante la presenza di una patologia o di un

disturbo, che può

essere rilasciato da un medico, da uno psicologo o

comunque da uno specialista iscritto negli albi del

le professioni

sanitarie.”

CM n° 8 del 6/3/2013

 

Strategie didattiche non formalizzare 

oppure

 

PDP

(se il CdC lo ritiene opportuno)

 

“Il Consiglio di classe è autonomo nel decidere se formulare o non formulare un Piano Didattico personalizzato, avendo cura di verbalizzare le motivazioni della decisione”

(Nota MIUR del 22/11/2013, n°2363)

Circoscritto nell’anno scolastico di riferimento e messo in atto per il tempo strettamente necessario. 

CM n° 8 del 6/3/2013

 

 

 

Svantaggio socio-economico, linguistico e culturale Tali tipologie di BES dovrannoessere individuate sulla base di elementi oggettivi

(come ad es. una segnalazione degli operatori dei  servizi sociali), ovvero di ben fondate considerazioni psicopedagogiche e didattiche.”

Note La diagnosi di BES non esiste.

Un anno sperimentale: raccontaci la tua opinione

Il MIUR nella Nota del 22/12/2013 ha sottolineato che il corrente anno scolastico sarà utilizzato per sperimentare e monitorare procedure e metodologie relative ai Bisogni Educativi Speciali a scuola.

E’ quindi importante conoscere la tua esperienza e quella dei tuoi colleghi.

Scarica e dai uno sguardo all’allegato proposto, stampalo o inoltralo ad amici e conoscenti per conoscere anche la loro opinione. Ma, sopra ogni cosa, se questo post è ricco di informazioni è anche grazie a chi ha speso il proprio tempo a raccontare la propria esperienza.

Come ti trovi a scuola con la nuova normativa sui BES? Che miglioramenti apporteresti? Cosa va bene o che cosa cambieresti?

http://www.ilfattoquotidiano.it/blog/glopresti/

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Qui trovi tutti i link alla normativa citata nel testo:

Legge quadro sui DSA 170/2010

DM 5669 del 12/7/2011

Direttiva BES del 27/12/2012

Circolare MIUR n° 8-561 6/3/2013

Nota MIUR del 22/11/2013

Nota Invalsi per alunni BES

 

 

 

 

 

 


8 Aprile 201

ADHD ed emozioni. Come aiutare i bambini a regolarle?

di Marco Stefanelli

La capacità di autoregolarsi dei bambini con ADHD è notoriamente poco sviluppata e non interessa solo l’attenzione e i comportamenti ma anche le proprie emozioni. 

Se sei un genitore pensa alle crisi di collera che tuo figlio può avere di fronte alla frustrazione di un rifiuto da parte tua o di un compagno di scuola. La rabbia che prova in queste situazioni ha di solito un’intensità molto elevata e di conseguenza tende a comportarsi in modo distruttivo e poco funzionale.
Le emozioni ed il comportamento sono difatti due dimensioni strettamente collegate che si influenzano reciprocamente. Ad esempio, se provo paura metterò in atto dei comportamenti che mi permettono di difendermi dalla minaccia che percepisco in una certa situazione (attacco, scappo o “mi paralizzo” dalla paura). Oppure, in seguito ad un giudizio negativo dell’insegnante, l’alunno prova vergogna o tristezza per aver deluso i suoi genitori ed aver fallito.

TUTTI NOI PROVIAMO EMOZIONI!

Sono le nostre reazioni soggettive agli eventi che viviamo e si esprimono a livellocognitivo (i pensieri, le immagini che abbiamo in mente in quella situazione), a livellocomportamentale e a livello fisiologico. Ad esempio, se sono arrabbiato avrò dei pensieri relativi all’ingiustizia subita (“non doveva succedere a me”, “non doveva comportarsi in quel modo”,etc), cercherò con le azioni di affermare il mio potere e far valere le mie ragioni e proverò una serie di cambiamenti fisiologici che mi preparano all’azione (calore, tachicardia, tensione muscolare,etc).
Le emozioni sono dunque degli elementi preziosi per la nostra vita quotidiana, in quanto ognuna ci trasmette delle informazioni precise sul significato che stiamo attribuendo ad una certa situazione e quindi contribuisce a dare senso alla nostra esistenza.

PROVARE EMOZIONI NEGATIVE (es: rabbia, tristezza, paura,vergogna) NON È SBAGLIATO!

Può essere sgradevole ma non è una questione da risolvere. Lo diventa se non riusciamo a gestire le emozioni, ovvero a ridurre la loro intensità, durata e frequenza. Voglio dirti che non è un problema se tuo figlio o il tuo alunno si arrabbia, ma lo diventa se la sua collera è troppo forte e dura troppo a lungo. Una rabbia eccessiva potrebbe farlo diventerare molto aggressivo e/o violento nei tuoi confronti o con gli amici.

Per gestire in modo efficace le emozioni dobbiamo essere in grado di autoregolarle e questa capacità è compromessa nei bambini con ADHD.

COSA SIGNIFICA AUTOREGOLARE LE EMOZIONI?

Saper autoregolare le proprie emozioni significa possedere una serie di abilità:

– essere consapevoli dell’emozione che si prova ovvero riconoscerla, andare oltre il generico “sto male” “sono nervoso” e cercare di dare un nome a ciò che sentiamo – “provo paura” “mi sento triste, arrabbiato,etc”;

– comprendere il significato dell’emozione attraverso delle domande su ciò che si ha in testa in quel momento – ad es. se provo paura dovrò chiedermi “qual è la minaccia che credo sia presente in questa situazione? Essere rimproverato dall’insegnante/genitore, non essere in grado di svolgere i compiti?” ;

-accettare di provare tutte le emozioni anche quelle più sgradevoli, soprattutto se siamo impegnati in azioni finalizzate ad uno scopo. Per esempio se sei genitore di un bambino con ADHD avrai notato che tuo figlio mentre fa i compiti a casa tende a distrarsi, non sta fermo e vorrebbe alzarsi per fare altre cose più piacevoli (videogiochi, uscire,etc). In quel momento aiutarlo a gestire le emozioni negative (es: rabbia per non riuscire a svolgere un esercizio, paura di sbagliare,etc) lo aiuta ad automotivarsi e proseguire nell’esecuzione dei compiti.

– utilizzare delle strategie adeguate al contesto in cui ci si trova e che permettono di ridurre l’intensità e/o la durata dell’emozione invece di cercare di sopprimerla. Conoscere i pensieri irrazionali che abbiamo in quel momento e “ristrutturarli” può essere efficace a farci sentire meglio e quindi a non agire “in balìa” dell’emozione.

QUALI SONO LE DIFFICOLTà DEI BAMBINI CON ADHD?

A casa, a scuola, quando fanno sport, i bambini con ADHD presentano una serie di difficoltà ad autoregolare le emozioni:

– sono emotivamente più reattivi degli altri quando provano emozioni sgradevoli (es: si arrabbiano più facilmente/rapidamente delgi altri);

– sono meno capaci di regolare ed inibire le emozioni durante lo svolgimento di azioni finalizzate. Ad esempio se sei un insegnante avrai notato la difficoltà di un alunno con ADHD a seguire attentamente la lezione in classe, la difficoltà ad aspettare il proprio turno di parola, la facilità con cui si arrende di fronte agli ostacoli e cerca altre attività più gratificanti;

– sono più dipendenti dagli stimoli esterni nella regolazione dei propri stati d’animo (sappiamo già quanto è importante il rinforzo positivo dei comportamenti adeguati!)
– sono meno empatici o abili a comprendere gli altri, a capire che agiscono sulla base di pensieri ed emozioni diverse dalle proprie. Ad esempio, quando giocano con gli altri bambini fanno fatica a mettersi nei panni degli altri e tendono ad imporre le loro scelte o agiscono in modo impulsivo, senza pensare.

COSA POSSIAMO FARE ?

Per aiutare i bambini a sviluppare le loro capacità di autoregolare le emozioni, sia che tu sia un genitore o un insegnante, puoi fare molto per aiutare tuo figlio o un tuo alunno con ADHD.

Puoi proporre una serie di attività da fare a casa o in classe, che lo aiuteranno a riconoscere meglio le sue emozioni e a gestirle in modo adeguato.

Il metodo che ti propongo è quello dell’educazione razionale- emotiva, una serie ditecniche e strumenti pratici che hanno lo scopo generale di regolare le emozioni attraverso la conoscenza e il cambiamento del nostro modo di pensare. A volte abbiamo tutti dei pensieri o delle idee troppo rigide ed assolute e ciò influenza il nostro modo di sentire, amplificando le emozioni.

Gli effetti di un intervento razionale-emotivo saranno quelli di ridurre l’impulsività dei bambini con ADHD, migliorare le loro relazioni con i compagni e con gli adulti e soprattutto aumentare la loro autostima. Molto spesso infatti, i loro comportamenti producono reazioni negative negli altri (rimproveri, rifiuti, giudizi negativi -es.”sei cattivo”, “non voglio più giocare con te” “sei sempre il solito guastafeste”etc) e a lungo andare l’idea che hanno di sè ne viene intaccata negativamente.

Cercare quindi di modificare le convinzioni disfunzionali con la tecnica dell’ABC e della ristrutturazione cognitiva è un modo utile per migliorare la loro autostima e farli sentire meglio. Un primo passo che puoi realizzare subito, verso questo obiettivo, può essere quello di insegnare al bambino a riconoscere le emozioni, ad esempio mostrandogli delle immagini o disegni, di bambini che mostrano gioia, rabbia, paura o tristezza e chiedendogli “Secondo te come si sente questo bambino?”. Nei prossimi articoli vedremo poi come procedere ulteriormente.

Intanto, ti lascio riflettere su una frase di un filosofo dell’antichità, che, prima degli psicologi cognitivo-comportamentali, aveva ben compreso il legame tra pensieri ed emozioni!

Non sono i fatti a turbare gli uomini, ma le opinioni intorno ai fatti” – Epitteto

Fonte – http://www.forepsy.it/index.php/blog/adhd-ed-emozioni-come-aiutare-i-bambini-a-regolarle.html


 Articolo curato dalla dott.ssa Paola Tomba, psicologa psicoterapeuta)

ADHD

La scuola è uno degli ambienti in cui le difficoltà del bambino sono più evidenti, di conseguenza l’atteggiamento adottato dagli insegnanti con il bambino ADHD è fondamentale per qualsiasi intervento terapeutico al fine di ridurre i sintomi. Occorre, infatti, tenere presente che non vi è un rimedio assoluto, ma si può raggiungere un adeguato benessere globale, in quanto si tratta di un disturbo pervasivo che coinvolge tutti gli ambiti di vita del bambino. Di conseguenza affinché la terapia sia efficace è necessaria la collaborazione di tutte le parti implicate (famiglia, scuola e servizi sanitari), in particolare è auspicabile il coinvolgimento: nella scuola primaria di tutti gli insegnanti impegnati nell’educazione del bambino, mentre alle medie inferiori ci si può limitare ai professori che hanno un maggior numero di ore con lo studente.

Vi sono una serie di accorgimenti rivolti in modo specifico agli insegnanti che permettono di mantenere l’attenzione e l’attività  del bambino ADHD entro limiti accettabili, quali:

1) Ridurre le cose che possono distrarre organizzando la classe:

  • Allontanare gli stimoli visivi che si trovano nello spazio d’azione fra l’insegnante e il bambino.
  • Far sedere il bambino vicino alla cattedra: non è indicato farlo sedere vicino alla finestra, al cestino, ad altri compagni rumorosi o ad altri oggetti molto interessanti.
  • Banchi singoli sono più indicati di banchi doppi. Disporre i banchi in modo che l’insegnante possa passare frequentemente in mezzo ad essi, per controllare che il bambino abbia capito il compito, stia seguendo la lezione e stia eseguendo il lavoro assegnato.

2) Rafforzare la capacità attentiva:

  • Quando vengono spiegate le lezioni o vengono date delle istruzioni per eseguire dei compiti è importante che l’insegnante si accerti del livello di attenzione del bambino. Il contatto oculare è la tecnica più efficace per controllarne l’attenzione.
  • Le consegne devono contenere delle istruzioni semplici, chiare e brevi per l’esecuzione del lavoro. Dare un solo comando alla volta dopo aver distribuito il materiale, subito prima dell’esecuzione. E’ fondamentale assicurarsi che il bambino abbia compreso bene le istruzioni di un compito, facendogliele ripetere oppure ponendogli delle domande del tipo: “cosa devi fare?”.
  • Ripetere le informazioni più importanti e sottolineare con il tono della voce i punti fondamentali.
  • Una volta dato un testo di un problema o un testo che contenga delle istruzioni è opportuno aiutare il bambino disattento ad individuare (sottolineandole con diversi colori) le parti importanti o difficili del testo.
  • Rendere le lezioni stimolanti e ricche di novità, con un ritmo e tono della voce vari quando si spiega.

3) Fornire un aiuto per organizzare il lavoro:

  • Stabilire delle attività programmate (con cadenze regolari) e routinarie in modo che il bambino impari a prevedere come si svolgerà la giornata scolastica (cosa, come, quando…).
  • Stabilire delle regolechiare e condivise, conosciute da tutti. Le regole devono:

–         Essere proposizioni positive e non divieti.

–         Essere semplici ed espresse chiaramente.

–         Descrivere azioni in modo operativo.

–         Essere poche (8-10).

  • Definire con chiarezza i tempi necessari per svolgere ogni attività, rispettando i tempi dello studente, per abituarlo a lavorare con tempi stabiliti e a valutare meglio la pianificazione e l’organizzazione del lavoro.
  • Rendere i compiti più interessanti, cambiando i comportamenti e le modalità, con l’obiettivo di mantenere vivo l’interesse del bambino e accrescere la sua attenzione.
  • Cercare le novità, specialmente alla fine di un lungo compito.
  • Accorciare i tempi di lavoro: fare brevi e frequenti pause soprattutto durante i compiti ripetitivi e noiosi.

–         Dividere il compito in parti più piccole che possano essere completate in diversi momenti.

–         Dare due compiti, facendo svolgere prima quello che piace meno al bambino, e poi il suo preferito.

  • Aiutare il bambino ad applicare (o inventare) delle strategie per tenere in ordine il proprio materiale (coinvolgendo il bambino nella soluzione delle sue difficoltà).

–         Istruire il bambino a continuare una parte più facile del suo compito (o a farne uno sostitutivo) nell’attesa dell’aiuto dell’insegnante.

–         Abituare il bambino a sottolineare o a riscrivere le domande prima di cominciare, oppure a colorarne, con un evidenziatore, le parti più rilevanti.

–         Incoraggiarlo a prendere appunti (anche solo poche parole, quelle che lui reputa più importanti).

  • Utilizzare il diario per la comunicazione giornaliera con la famiglia: non per scrivere note negative sul comportamento bensì positive (ciò che ha fatto di buono, i suoi successi).
  • Stabilire le consuetudini per quanto riguarda l’uso dei materiali della classe e per il vestiario.

–         Aiutare il bambino ad organizzare, con l’uso di raccoglitori, i compiti già fatti e quelli da svolgere; lo stesso vale per gli appunti presi in classe per mantenerli in ordine cronologico.

–         Chiedere ai genitori di stabilire in casa consuetudini giornaliere su come riporre i libri ed usare il materiale scolastico.

–         Aiutare il bambino a tenere in ordine il banco organizzandogli lo spazio.

–         Insegnare al bambino l’abitudine di porsi delle domande prima di iniziare qualcosa o di lasciare un luogo (es. “Ho tutto quello che mi serve?”).

–         Scrivere dei promemoria da mettergli sul banco, sui libri, sul diario.

4) Ricordarsi sempre di:

  • Non creare situazioni di competizione durante lo svolgimento dei compiti con altri compagni.
  • Non focalizzarsi sul tempo di esecuzione dei compiti, ma sulla qualità del lavoro svolto (anche se questo può risultare inferiore a quello dei compagni) e l’impegno del bambino.
  • Si raccomanda di non punire il bambino togliendo l’intervallo, perchè il bambino necessita di scaricare la tensione e di socializzare con i compagni.
  • E’ utile informare frequentemente il bambino su come sta lavorando e come si sta comportando soprattutto rispetto agli obiettivi da raggiungere.
  • Assumere un atteggiamento ed una prospettiva positiva: utilizzare i punti forti ed eludere il più possibile i lati deboli del bambino, ad esempio se dimostra difficoltà nello scrivere (brutta calligrafia), ma ha buone abilità linguistiche può essere utile favorire l’espressione orale e, quando possibile, sostituirla a quella scritta. Bisogna enfatizzare i lati positivi del comportamento (la creatività, l’affettuosità, l’estroversione, evidenziare le parti del lavoro particolarmente ben fatte).

5) I compiti a casa:

  • Suddividere il lavoro a casa in piccole porzioni facilmente controllabili. Invece di dire: “Per lunedì leggete tutto il capitolo”, procedere concretamente dicendo: “Leggetene cinque pagine ogni giorno”.
  • Controllare che i compiti siano stati scritti sul diario prima che vada a casa: il bambino ADHD ha bisogno di molto tempo per scrivere.
  • Controllare ogni giorno i compiti a casa e prendere dei provvedimenti immediati quando non li ha svolti, concordandoli in precedenza coi genitori.
  • Nel caso di compiti a casa ben svolti: per i bambini più piccoli si sono rivelati utili adesivi o timbri (per esempio una faccina sorridente); per i bambini più grandi sortiscono un buon effetto dei “buoni” (per esempio un “buono” per una giornata senza compiti) – in collegamento con un cartellino rosso quando non sono stati svolti i compiti che comporta un’ora di “lavoro socialmente utile”.

6) Gestione del comportamento:

 Definire delle regole, stabilite con il contributo dei bambini e condivise (es. non picchiare, alzare la mano prima di intervenire, evitare di raccontare fuori quanto accade agli altri componenti), è preferibile siano scritte su un cartellone e riprese ogni qual volta ne viene violata una. Le regole devono essere:

–   proposizioni positive e non divieti,

–   semplici ed espresse chiaramente,

–   poche (8-10),

–   descrivere azioni in modo operativo,

–   scritte su di un cartellone, in modo che siano sempre ben visibili a tutti.

  • Utilizzare il sistema a punti e gettoni (token economy), con cui si valuta tramite l’uso di punti e gettoni che si guadagnano in presenza di comportamenti specifici, informando il bambino quando ottiene i punti;
  • Assieme alla tecnica del costo della risposta, per cui i bambini perdono punti o per non avere emesso alcuni dei comportamenti menzionati, o in presenza di comportamenti impulsivi-distruttivi. Alla fine di ciascuna sessione, sulla base dei punti ottenuti si daranno i premi o privilegi o attività a scelta.
  • Di fronte a comportamenti molto disfunzionaliè preferibile prevenire individuando quelle situazioni o cose che fanno esplodere i bambini ADHD, in modo da evitarle. Però, quando l’agitazione del bambino sta salendo si può cercare di distrarlo.
  • Se non si riesce a prevenire allora si può: con i bambini più piccoli si possono mettere in time-out; mentre con i più grandi mantenere la massima calma e dare brevi e chiare indicazioni.

BIBLIOGRAFIA:

Balboni P.E. (1999), “Dizionario di glottodidattica”, ed. Guerra-Soleil;

Cornoldi C., De Meo T., Offredi F. e Vio C. (2001), “Iperattività e autoregolazione cognitiva”, ed. Erickson;

Landini B.M. e Tordelli M.C. (2005), “Classi difficili: unità di apprendimento cooperativo e disagio educativo”, ed. Carrocci Faber;

Di Pietro M., Bassi E. e Filoramo G. (2001), “L’alunno iperattivo in classe”, ed. Erickson;

Polito M. (2003), “Comunicazione positiva e apprendimento cooperativo: strategie per intrecciare benessere in classe e successo formativo”, ed. Erickson.

 

 

 

 

 

Dott.ssa Paola Tomba


Giuseppe A. Chiarenza, Elena Bianchi, Gian Marco Marzocchi

Indice
1. Caratteristiche principali dell’ADHD
1.1 Attenzione
1.2 Impulsività
1.3 Iperattività
2. Disturbi associati
3. L’approccio multimodale
4. Interventi terapeutici cognitivo-comportamentali
4.1 Interventi diretti con i bambini
4.2 Educazione genitoriale (Parent Education)
4.3 Il parent training
4.4 Aspetti educativi e coinvolgimento degli insegnanti
5. Riassunto
6. Bibliografia



Nota importante: [Il presente testo è frutto di traduzione dalle fonti indicate al termine dell’articolo; pur avendolo riportato per completezza, non condivido tutte le indicazioni riportate, consiglio di valutare sempre ciascun punto con lo specialista che segue il bambino, in quanto il disturbo è tutt’ora oggetto di ricerche e manca l’unanimità di vedute nel mondo scientifico]

Introduzione

La sindrome da deficit di attenzione e iperattività (ADHD) è un insieme di comportamenti riscontrabile in molti bambini e adulti. Chi ne soffre ha problemi a prestare attenzione e a concentrarsi a scuola, a casa o sul posto di lavoro. Anche se cerca di concentrarsi, può avere molte difficoltà.

I bambini possono essere molto più attivi e/o impulsivi rispetto ai loro coetanei. Questi comportamenti causano problemi significativi nella vita di relazione, nell’apprendimento e nel comportamento. Per questo motivo i bambini che soffrono di ADHD in alcuni casi sono considerati “difficili” oppure si ritiene che abbiano problemi comportamentali.

Chi soffre di ADHD ha molte difficoltà a organizzarsi, ad ascoltare le istruzioni, a ricordare i dettagli e a controllare il proprio comportamento, quindi spesso ha problemi di relazione in casa, a scuola o sul posto di lavoro.

Non si sa invece molto sull’ADHD negli adulti, dove spesso la diagnosi avviene quando si scopre che il figlio è affetto dallo stesso disturbo, probabilmente ereditario.

La sindrome da deficit di attenzione e iperattività colpisce con maggior frequenza i maschi.

L’ADHD guarisce crescendo?

Un tempo si pensava che l’ADHD guarisse spontaneamente con la crescita. Ora si sa che, per la maggior parte dei bambini, questo discorso non è vero. I sintomi dell’ADHD spesso migliorano quando il bambino cresce e impara a gestirli. L’iperattività di norma scompare nella tarda adolescenza, tuttavia circa la metà dei bambini affetti da ADHD continua a distrarsi facilmente, ha sbalzi d’umore, è aggressiva e non è in grado di portare a termine i compiti assegnati. I bambini che hanno genitori che vogliono loro bene e che li sostengono concretamente, anche insieme alle figure di riferimento scolastico, con gli psicologi e i medici, hanno migliori probabilità di diventare adulti sani ed equilibrati.

Cause

Chi soffre della sindrome da deficit di attenzione e iperattività non produce una quantità sufficiente di sostanze chimiche nelle zone del cervello responsabili dell’organizzazione del pensiero. Senza una quantità sufficiente di queste sostanze chimiche i centri organizzativi del cervello non riescono a lavorare bene e quindi si verificano i sintomi dell’ADHD.

Quando a un bambino viene diagnosticata l’ADHD, i genitori spesso iniziano ad avere sensi di colpa, ma le cause del disturbo probabilmente hanno più a che vedere con fattori ereditari che non con le scelte dei genitori. L’ADHD ha ancora molti lati oscuri, però si ritiene che possa essere causata da diversi fattori:

  • Anomalie della funzionalità e dell’anatomia cerebrali. La causa esatta dell’ADHD rimane un mistero, ma gli esami di scansione del cervello hanno scoperto differenze importanti nella struttura e nell’attività cerebrale dei pazienti colpiti dall’ADHD. Ad esempio sembrerebbe che, in tali pazienti, le aree del cervello deputate al controllo dei livelli di attività e dell’attenzione siano meno attive del normale.
  • Ereditarietà. L’ADHD tende ad essere ereditaria. Attualmente sono in corso ricerche su diversi geni che potrebbero essere connessi a questo disturbo.
  • Fumo durante la gravidanza, uso di droghe ed esposizione alle tossine. Le gestanti che fumano corrono un rischio maggiore di mettere al mondo un figlio affetto dall’ADHD. L’abuso di alcol o di droghe durante la gravidanza probabilmente fa diminuire l’attività dei neuroni (cellule nervose) che producono i neurotrasmettitori. Anche le gestanti esposte alle tossine ambientali potrebbero correre un rischio maggiore di mettere al mondo figli affetti dall’ADHD.
  • Esposizione del bambino alle tossine ambientali. I bambini in età prescolare esposti a determinate tossine presentano un rischio maggiore di soffrire di problemi comportamentali e dello sviluppo. L’esposizione al piombo, che si trova soprattutto nelle vernici e nei tubi degli edifici vecchi è stata connessa ai comportamenti distruttivi e persino violenti e alla diminuzione della capacità di concentrazione.
  • Additivi alimentari. Gli additivi alimentari, come i coloranti e i conservanti artificiali, probabilmente contribuiscono al comportamento iperattivo. Lo zucchero è da più parti sospettato di causare l’iperattività, ma finora non c’è alcuna prova attendibile a sostegno di questa tesi.

Fattori di rischio

  • Esposizione della madre alle tossine durante la gravidanza.
  • Fumo, abuso di alcol o uso di droghe durante la gravidanza.
  • Precedenti famigliari di ADHD o di determinati altri disturbi del comportamento e dell’umore.
  • Basso peso alla nascita.

L’ADHD spesso si presenta insieme ad altri disturbi (comorbilità), tra cui ricordiamo:

  • disturbi dell’apprendimento,
  • disturbo opposizionale (ODD),
  • Ansia e depressione,
  • uso di droghe.

Sintomi

Il paziente che soffre della sindrome da deficit di attenzione e iperattività presenta almeno sei dei sintomi qui elencati:

  • Ha difficoltà a seguire le istruzioni.
  • Ha difficoltà a fare attenzione durante le attività di studio, lavoro o gioco, a scuola, sul posto di lavoro e a casa
  • Perde il materiale necessario per la scuola, il lavoro e l’attività domestica.
  • Sembra sempre “nelle nuvole” e sembra che non ascolti mai quando gli si parla.
  • Non presta attenzione ai dettagli.
  • Sembra disorganizzato.
  • Ha problemi con i compiti che richiedono una pianificazione.
  • Dimentica le cose.
  • Si distrae facilmente.

Chi soffre di ADHD ed è iperattivo/impulsivo presenta almeno 6 dei sintomi seguenti:

  • È irrequieto.
  • Corre o si arrampica quando non dovrebbe.
  • Non riesce a fare giochi tranquilli.
  • Risponde senza riflettere.
  • Interrompe chi sta parlando.
  • Non riesce a stare seduto.
  • Parla troppo.
  • È sempre in movimento.
  • Ha problemi ad attendere il proprio turno.

Si può sospettare che il comportamento del bambino sia causato dall’ADHD se si notano disattenzione, iperattività o comportamenti impulsivi ripetuti che:

  • Durano per più di sei mesi.
  • Si verificano in diverse situazioni (di solito sia a casa sia a scuola).
  • Interrompono o turbano regolarmente le attività scolastiche, il gioco e le altre attività.
  • Causano problemi relazionali con gli adulti e con gli altri bambini.

I comportamenti connessi all’ADHD possono essere diversi a seconda del sesso del bambino:

  • I maschi tendono a essere soprattutto iperattivi, mentre alle femmine, in molti casi, non viene diagnosticato il disturbo perché tendono a essere disattente ma calme.
  • I maschi tendono a ribellarsi di più agli insegnanti e agli adulti, quindi il loro comportamento viene notato con maggior facilità.
  • Le femmine che hanno problemi di attenzione spesso sognano ad occhi aperti, mentre i maschi disattenti tendono a giocare o a muoversi senza sosta.

Qual è il confine tra il comportamento normale e l’ADHD?

La maggior parte dei bambini sani è disattenta, iperattiva o impulsiva di tanto in tanto. Ad esempio i genitori potrebbero preoccuparsi se il figlio di tre anni non riesce a prestare attenzione dall’inizio alla fine quando gli si racconta una storia; tuttavia è normale che i bambini in età prescolare si distraggano facilmente e non siano in grado di concentrarsi troppo a lungo su un’attività. Anche nei bambini più grandi e negli adolescenti la capacità di concentrarsi dipende spesso dall’interesse che si prova per l’attività. La maggior parte degli adolescenti è perfettamente in grado di ascoltare la musica o di parlare con gli amici per ore, ma può essere molto meno concentrata sui compiti.

Lo stesso discorso vale per l’iperattività. I bambini piccoli normalmente sono pieni di energie e riuscirebbero a esaurire le energie di qualsiasi adulto prima di stancarsi. Inoltre possono diventare ancor più attivi quando sono stanchi, hanno fame, sono ansiosi o si trovano in un ambiente nuovo. Alcuni bambini, infine, sono più attivi dei loro coetanei. Non si dovrebbe mai giungere alla diagnosi di ADHD solo perché un bambino è diverso dagli amici o dai fratelli.

I bambini che hanno problemi scolastici ma se la cavano bene sia a casa sia con gli amici probabilmente si trovano ad affrontare un disturbo diverso dall’ADHD. Lo stesso discorso vale per i bambini che hanno problemi di iperattività e disattenzione a casa, ma sono perfettamente a loro agio sia a scuola sia con gli amici.

Quando chiamare il medico

Se sospettate che vostro figlio manifesti i sintomi dell’ADHD, ad esempio le difficoltà di concentrazione, i problemi a rimanere seduto o l’incapacità di controllare il suo comportamento, andate dal pediatra o dal medico di famiglia. Il medico può indirizzarvi verso uno specialista, ma è fondamentale escludere eventuali patologie fisiche che potrebbero essere la causa delle difficoltà del bambino.

Se vostro figlio è già in terapia per l’ADHD, dovrebbe essere portato regolarmente dal medico, almeno due volte all’anno se i sintomi rimangono stabili. Ricordate di chiedere al medico quale dovrebbe essere la frequenza delle visite. Chiamate il medico se il bambino presenta effetti collaterali dovuti ai farmaci, ad esempio ha poco appetito, ha problemi a dormire o è più irritabile del solito. Alcuni bambini in terapia con gli stimolanti possono perdere l’appetito e avere problemi a mantenere il tasso di crescita (di peso e altezza) che avevano prima dell’inizio della terapia. Tuttavia molto probabilmente riusciranno a raggiungere il potenziale di crescita entro l’età adulta.

Pericoli

L’ADHD può rendere difficile la vita del bambino.

I bambini affetti dall’ADHD:

  • Fanno molti sforzi in classe: possono essere bocciati e giudicati male dagli altri bambini e dagli adulti.
  • Tendono ad avere più incidenti e traumi di tutti i generi rispetto ai bambini sani.
  • Hanno maggiori probabilità di avere problemi di interazioni con i coetanei e gli adulti.
  • Corrono un rischio maggiore di dipendenza dall’alcol e dalle droghe e di manifestare altri comportamenti a rischio.

L’ADHD non è la causa diretta di altri problemi psicologici o di sviluppo, tuttavia i bambini che ne soffrono corrono un rischio maggiore di soffrire contemporaneamente anche di altri disturbi come:

  • Disturbo opposizionale (ODD). Questo disturbo è definito come un insieme di comportamenti negativi, di sfida e di ostilità di fronte alle figure dell’autorità.
  • Disturbo della condotta. Si tratta di un disturbo più grave rispetto all’ODD, caratterizzato da comportamenti antisociali, come furti, litigi, distruzione di oggetti altrui e lesioni a persone e animali.
  • Depressione e disturbo bipolare. La depressione è frequente tra i bambini affetti da ADHD. Alcuni bambini possono soffrire di disturbo bipolare, che comprende sia la depressione sia comportamenti maniacali.
  • Disturbi d’ansia. I disturbi d’ansia tendono a presentarsi abbastanza spesso nei bambini affetti dall’ADHD e possono causare preoccupazione eccessiva, nervosismo e peggioramento dei sintomi dell’ADHD. Una volta curata e riportata sotto controllo l’ansia, i bambini riusciranno più facilmente a gestire i sintomi dell’ADHD.
  • Disturbi dell’apprendimento. I disturbi dell’apprendimento sono frequenti tra i bambini affetti dall’ADHD; tuttavia l’ADHD può colpire anche bambini molto dotati. I bambini colpiti sia dall’ADHD sia da disturbi dell’apprendimento possono aver bisogno di un insegnante di sostegno o di aiuti specifici.
  • Sindrome di Tourette. Molti bambini colpiti dall’ADHD soffrono anche della sindrome di Tourette, un disturbo neurologico caratterizzato da tic muscolari o vocali incontrollati.

Diagnosi differenziale

Si può essere iperattivi o distratti per molti motivi diversi. Quando fa la diagnosi, il medico probabilmente prende in considerazione anche alcuni dei problemi di salute qui elencati:

  • Depressione o problemi d’umore,
  • Ansia o attacchi di panico,
  • Effetti collaterali di farmaci (anche da banco) o di integratori erboristici,
  • Problemi alla tiroide o altri problemi di natura ormonale,
  • Alcolismo o abuso di sostanze,
  • Esposizione al piombo.

Diagnosi

Molte persone tentano l’autodiagnosi usando i test o gli elenchi di sintomi visti sui giornali, alla TV o su Internet. Gli elenchi di sintomi possono essere utili ma, se pensate di soffrire di ADHD, è opportuno andare dal medico. Il medico probabilmente vi rivolgerà domande di questo genere:

  1. Ha problemi di concentrazione e di iperattività? Li ha da quando era piccolo?
  2. Le risulta difficile rimanere calmo o di buon umore?
  3. L’organizzazione e la puntualità le creano problemi?
  4. Ha questi problemi sia a casa sia sul posto di lavoro?
  5. I suoi famigliari e gli amici le fanno notare che ha problemi di questo tipo?
  6. Ha problemi fisici o psicologici che possono influire sul suo comportamento?

Il medico probabilmente vi visiterà e vi farà gli esami per scoprire se soffrite di problemi di salute con sintomi simili a quelli dell’ADHD.

Vi potrà infine rivolgere domande sul passato, sulla vita attuale e sulla vita di relazione e probabilmente vi sarà richiesto di compilare un questionario.

 Bambini

Si può giungere alla diagnosi di ADHD soltanto assemblando le informazioni sul comportamento di vostro figlio provenienti dalle diverse persone che interagiscono con lui. Il pediatra vi porrà diverse domande e, con ogni probabilità, vorrà ottenere qualche informazione in più dagli insegnanti e chiunque altro possa essere informato sul comportamento del bambino. Potrà consegnarvi questionari appositi che compilerete direttamente o che farete compilare agli insegnanti. In questo modo riuscirete a confrontare il comportamento di vostro figlio con quello degli altri bambini suoi coetanei.

Se vostro figlio non ha eseguito di recente gli esami della vista e dell’udito, il pediatra probabilmente glieli prescriverà.

Potrebbe consigliarvi di ricorrere alla terapia farmacologica, ma la diagnosi dell’ADHD non può comunque mai basarsi sulla risposta a un determinato farmaco, anche se può essere un fattore importante per la valutazione del bambino se si sospetta che soffra di ADHD.

Per il pediatra può essere molto difficile dire se vostro figlio soffre di ADHD. Molti bambini con questo problema, infatti, rimangono molto tranquilli durante la visita. Proprio per questo, il pediatra può indirizzarvi verso una figura specializzata nell’aiuto dei bambini con problemi comportamentali, ad esempio uno psicologo.

Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali dell’American Psychiatric Association

La diagnosi di ADHD è un processo in diversi stadi. Non esiste un unico esame per diagnosticare l’ADHD; inoltre molti altri problemi, come l’ansia, la depressione e determinati tipi di disturbi dell’apprendimento, possono causare sintomi simili.

Il Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali dell’American Psychiatric Association (Diagnostic and statistical manual of mental disorders, indicato con la sigla DSM-IV TR) è usato dai medici specialisti come strumento per la diagnosi dell’ADHD. Questo protocollo diagnostico è utile per essere sicuri di arrivare a una diagnosi e a una terapia corrette. L’uso dello stesso protocollo in tutta la comunità scientifica è utile per capire la diffusione dell’ADHD e il suo impatto sulla salute pubblica.

Criteri per la diagnosi dell’ADHD

A. Sei o più dei sintomi seguenti del deficit di attenzione sono presenti da almeno sei mesi e ostacolano o sviluppo cognitivo:

Disattenzione

  1. Il paziente spesso non presta attenzione ai dettagli o fa errori di sbadataggine a scuola, al lavoro o durante le altre attività.
  2. Spesso ha problemi a prestare attenzione a scuola, al lavoro o durante il gioco.
  3. Sembra distratto quando ci si rivolge direttamente a lui.
  4. Non segue le istruzioni e i comandi e non riesce a portare a termine i lavori a scuola, in casa o sul posto di lavoro (non si tratta di un comportamento opposizionale e il paziente riesce benissimo a capire ciò che gli viene detto o ordinato di fare).
  5. Ha spesso problemi a organizzare le proprie attività.
  6. Spesso evita, non ama o non vuole dedicarsi alle attività che richiedono uno sforzo mentale intenso e prolungato (come i compiti a casa o le attività scolastiche).
  7. Perde spesso ciò che gli serve per portare a termine i compiti e le attività (ad esempio i giocattoli, il diario, le matite, i libri o altri oggetti).
  8. Tende a distrarsi facilmente.
  9. Nella vita di tutti i giorni è spesso distratto.

B. Sono presenti da almeno sei mesi sei o più dei sintomi di iperattività/impulsività qui elencati, in misura tale da disturbare la vita del paziente e in modalità non appropriate per il livello di sviluppo del paziente:

Iperattività

  1. Il paziente gesticola, muove i piedi o si agita sulla sedia quando dovrebbe stare seduto tranquillo.
  2. Si alza anche quando dovrebbe stare seduto.
  3. Corre o si arrampica anche in situazioni non appropriate (gli adolescenti e gli adulti possono sentirsi molto irrequieti).
  4. Ha problemi a giocare o a divertirsi tranquillamente.
  5. Sembra in perenne movimento o agisce come se fosse in moto perpetuo.
  6. In molti casi parla troppo.

Impulsività

  1. Risponde spesso d’impulso, prima che gli altri abbiano concluso la domanda.
  2. Spesso ha problemi ad aspettare il suo turno.
  3. Interrompe o si intromette nelle attività altrui (ad esempio nelle conversazioni o nei giochi).
  • Alcuni sintomi che provocano disabilità compaiono prima dei 7 anni.
  • Alcuni problemi dovuti ai sintomi si verificano in due o più situazioni (ad esempio a scuola/al lavoro E a casa)
  • Ci devono essere prove chiare di una menomazione significativa nel funzionamento sociale, scolastico o lavorativo.
  • I sintomi non sono dovuti a un disturbo pervasivo dello sviluppo, alla schizofrenia o ad altri disturbi psicotici. I sintomi non possono essere descritti più correttamente come conseguenze di un altro disturbo (ad esempio: disturbo dell’umore, disturbo d’ansia, disturbo dissociativo o disturbo di personalità)

Basandosi su questi criteri, vengono poi identificate tre forme di ADHD.

Fonte: American Psychiatric Association: Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders, Fourth Edition, Text Revision. Washington, DC, American Psychiatric Association, 2000.

Cura e terapia

Farmaci

Alcuni dei farmaci usati per combattere l’ADHD appartengono alla categoria degli psicostimolanti. Tra di essi figurano

  • metilfenidato,
  • dextroanfetamina,
  • atomoxetina,
  • clonidina,
  • desipramina,
  • imipramina,
  • bupropione,
  • e un farmaco che combina la dextroanfetamina e l’anfetamina (miscela racemica di l-anfetamina e d-anfetamina).

Anche se questi farmaci hanno un effetto stimolante sulla maggior parte delle persone, hanno un effetto calmante in chi è affetto da ADHD. Servono per migliorare l’attenzione e la concentrazione, e per diminuire i comportamenti impulsivi e iperattivi. Per curare l’ADHD possono anche essere usati altri farmaci: chiedete al medico qual è il più adatto nel vostro caso.

È importante ricordare che i farmaci psicostimolanti usati per la cura dell’ADHD sono farmaci sottoposti ad una legislazione restrittiva e severa

Effetti collaterali

Tutti i farmaci hanno effetti collaterali. I psicostimolanti possono far diminuire l’appetito e causare mal di stomaco o mal di testa. La perdita di appetito può causare perdita di peso in alcuni pazienti.

Questi effetti collaterali sembrano essere più comuni tra i bambini.

Alcuni pazienti iniziano a soffrire di insonnia. Tra gli altri possibili effetti collaterali ricordiamo:

  • accelerazione del battito cardiaco,
  • dolore al torace,
  • vomito.

Ecco alcuni consigli per evitare gli effetti collaterali quando si assumono gli psicostimolanti:

  1. Usate la dose minima possibile per il controllo dell’iperattività. Il medico vi dirà qual è la dose minima.
  2. Se il farmaco vi dà problemi allo stomaco, assumetelo durante i pasti.
  3. Chiedete al medico se potete saltare il farmaco durante i fine settimana, cioè non prenderlo al sabato e alla domenica.
  4. Offrite snack e merende sane ai bambini che dimagriscono durante la terapia contro l’ADHD.

Modalità di assunzione

È importante assumere il farmaco nel modo prescritto dal medico. Seguite i consigli del medico anche se pensate che il farmaco non stia facendo effetto; se ritenete che il farmaco non sia efficace, parlatene sempre con il medico.

I farmaci contro l’ADHD andrebbero sempre assunti da 30 a 45 minuti prima dei pasti, ad esempio prima di colazione e prima di pranzo (se è necessaria una seconda dose). Alcuni bambini possono assumere la dose prima del pranzo in orario scolastico. Se vostro figlio non può portare i farmaci a scuola, chiedete consiglio al medico, che probabilmente vi suggerirà un farmaco a rilascio prolungato. Il farmaco a rilascio prolungato deve essere assunto solo una volta al giorno, prima di colazione: questo tipo di farmaco non va rotto né masticato.

I farmaci contro l’ADHD sono anche utili per altri problemi?

I farmaci usati per curare l’ADHD si sono dimostrati in grado di migliorare l’abilità di svolgere compiti specifici, come il prestare attenzione o avere un maggiore autocontrollo in determinate situazioni. Non si sa con certezza se questi farmaci possano migliorare settori più ampi della vita quotidiana, come la vita di relazione o le abilità di apprendimento e lettura, tuttavia, nel caso di bambini affetti da ADHD che non riescono a mettere pienamente a frutto le loro potenzialità a scuola, la terapia farmacologica può essere utile per ottenere voti e comportamenti migliori.

Quanto dura la terapia?

Siamo tutti diversi, quindi la durata della terapia contro l’ADHD dipende dal paziente. Alcune persone dovranno assumere il farmaco per un anno o due, mentre altre dovranno ricorrere alla terapia per molti più anni. In alcune persone, l’ADHD continua anche durante l’adolescenza e l’età adulta.

Chi soffre di ADHD dovrebbe fare controlli regolari dal medico. Durante i controlli, il medico vorrà sentire il parere dei genitori sul comportamento del bambino e anche i commenti degli insegnanti saranno tenuti nella dovuta considerazione. Se vostro figlio soffre di ADHD, il medico probabilmente consiglierà di interrompere di tanto in tanto la terapia, per capire se il farmaco è ancora necessario. Chiedete al medico qual è il momento migliore per interrompere: probabilmente vi consiglierà di farlo durante le vacanze o nei mesi estivi.

Che cosa posso fare per aiutare mio figlio?

Lo sforzo di squadra dei genitori, degli insegnanti e dei medici è il modo migliore per aiutare vostro figlio. I bambini che soffrono di ADHD possono essere figli problematici; possono avere difficoltà a capire le istruzioni e la loro iperattività può essere difficile da gestire per gli adulti. Chi soffre di ADHD tende ad avere un maggiore bisogno di regole chiare, gli si dovrebbe spiegare chiaramente e semplicemente che cosa ci si aspetta da lui. Probabilmente dovrete fare piccole modifiche alla vostra routine quotidiana per aiutare vostro figlio. Ecco alcuni consigli che vi potranno essere utili:

L’ADHD è un disturbo complesso e ciascun paziente è unico, quindi è molto difficile dare suggerimenti che valgano per tutti i bambini. Potrebbero tuttavia essere utili alcuni dei consigli seguenti.

In casa

  1. Siate molto affettuosi con vostro figlio. I bambini hanno bisogno di sentirsi amati e apprezzati. Concentrarsi soltanto sugli aspetti negativi del comportamento del bambino può danneggiare la vostra relazione e avere ripercussioni negative sulla fiducia in sé e sull’autostima del bambino. Se vostro figlio ha difficoltà ad accettare le espressioni di affetto verbali, potete sempre dedicargli un sorriso, dargli una pacca sulla spalla o abbracciarlo, per fargli sentire che gli volete bene. Cercate il modo giusto per dimostrare con regolarità a vostro figlio che gli volete bene.
  2. Siate pazienti. Cercate di rimanere calmi e pazienti quando affrontate vostro figlio, anche se vi sembra controllare che il suo comportamento sia incontrollabile. Se rimanete calmi, è più probabile che anche il bambino riesca a calmarsi.
  3. Siate realistici. Siate realistici nelle aspettative di miglioramento, sia vostro sia di vostro figlio.
  4. Prendetevi il tempo per apprezzare vostro figlio. Fate uno sforzo per accettare e apprezzare gli aspetti non problematici della personalità di vostro figlio. Uno dei modi migliori per realizzare quest’obiettivo è trascorrere un po’ di tempo insieme, da soli, senza altri bambini o adulti. Cercate di dare ogni giorno a vostro figlio più attenzioni positive che negative.
  5. Cercate di stabilire un orario fisso per i pasti, i sonnellini e il sonno. Usate un calendario per annotare le attività speciali alle quali dovrete dedicarvi. Per i bambini affetti dall’ADHD è difficile accettare e adeguarsi ai cambiamenti. Evitate di passare bruscamente da un’attività a un’altra.
  6. Assicuratevi che vostro figlio sia riposato. Cercate di impedire che vostro figlio si stanchi troppo, perché la stanchezza può far peggiorare i sintomi dell’ADHD.
  7. Cercate di capire quali sono le situazioni difficili. Cercate di evitare le situazioni troppo difficili per vostro figlio, come il rimanere seduti a lungo a una conferenza o fare la spesa in un supermercato troppo grande, in cui la quantità di merce riuscirebbe a distrarre anche un adulto sano.
  8. Per cercare di disciplinare vostro figlio, concedetegli una pausaoppure usate le punizioni. Per i bambini colpiti dall’ADHD, possono rivelarsi molto utili le pause dagli stimoli sociali. Le pause dovrebbero essere brevi, ma abbastanza lunghe da permettere a vostro figlio di riprendere l’autocontrollo. L’idea è quella di interrompere e di disinnescare il comportamento incontrollato. Le pause non sono efficaci in tutte le situazioni, ma molti genitori riferiscono che sono uno degli strumenti migliori per gestire il comportamento dei bambini iperattivi o impulsivi.
  9. Aiutatelo a organizzarsi. Aiutate vostro figlio a organizzarsi e a tenere un’agenda delle attività quotidiane e assicuratevi che abbia un posto tranquillo per studiare. Raggruppate gli oggetti nella sua camera e metteteli in scatole o luoghi chiaramente contrassegnati. Cercate di tenere il suo ambiente organizzato e ordinato.
  10. Cercate modi per migliorare l’autostima e il senso di disciplina del bambino. I bambini affetti dall’ADHD di solito sono molto bravi in campo artistico, nella musica, nel ballo o nelle arti marziali, soprattutto nel karate o nel taekwondo. Non forzateli a intraprendere attività troppo difficili per loro. L’autostima si può costruire con una serie di piccoli successi ripetuti, anziché con grandi successi meno frequenti.
  11. Quando date istruzioni a vostro figlio, usate parole semplici e concrete. Parlate a bassa voce e lentamente, e siate il più specifici e concreti possibile. Date un’istruzione alla volta. Prima e durante il discorso, fate diverse pause e guardate sempre vostro figlio negli occhi.
  12. Prendetevi cura di voi stessi. Quando siete esauriti e stressati, siete meno utili come genitori.

A scuola

Chiedete quali sono i programmi di sostegno adottati dalla scuola. Approfittate di tutti gli eventuali programmi di sostegno per i bambini affetti dall’ADHD. Come avviene per altri disturbi, la legge prevede che le scuole adottino misure di sostegno per aiutare i bambini con problemi che interferiscono con l’apprendimento. Tra le misure di sostegno più frequenti ricordiamo l’adeguamento dei programmi, le modifiche dell’arredo o della sistemazione della classe, le modifiche delle tecniche di insegnamento, i consigli su come sviluppare le abilità di studio e la migliore collaborazione tra i genitori e gli insegnanti.

Parlate con gli insegnanti. Rimanete in stretto contatto con gli insegnanti, e aiutateli ad aiutare vostro figlio in classe. Accertatevi che gli insegnanti controllino il lavoro di vostro figlio, apprezzino i suoi sforzi e i suoi miglioramenti, siano flessibili e pazienti. Chiedete loro di essere molto chiari quando danno istruzioni al bambino o quando gli dicono che cosa si aspettano che lui faccia.

Chiedete se vostro figlio può usare un computer in classe. I bambini affetti dall’ADHD, spesso hanno problemi a scrivere a mano, quindi possono trarre un grande beneficio dall’uso del computer.

Altri consigli pratici

Molti genitori individuano regolarità nel comportamento dei figli e nelle loro reazioni: ad esempio il bambino può iniziare a fare i capricci tutte le sera prima di cena e il genitore può dargli qualcosa da mangiare per riuscire a finire di preparare la cena tranquillamente. Anche se non lo si fa apposta, si finisce così per incoraggiare e rinforzare il comportamento del bambino.

Sia il bambino sia il genitore dovrebbero agire diversamente, ma cambiare le abitudini non è una cosa semplice, perché richiede molta consapevolezza e molto lavoro. È importante porsi obiettivi realistici e non sovraccaricare vostro figlio di aspettative per lui mentalmente o fisicamente irrealizzabili. Stabilite obiettivi realistici sia per voi stessi sia per il bambino e non cercate di cambiare tutto in una volta.

Ecco alcuni consigli che aiuteranno voi e vostro figlio a gestire l’ADHD:

  1. Strutturate la vita del bambino. Riuscirete a gestire i cambiamenti con maggior facilità, se strutturerete la vita del bambino. Strutturare non significa organizzare tutto in modo rigido né dare una disciplina ferrea; significa piuttosto programmare in anticipo la vita del bambino, per farla diventare più prevedibile, calma e organizzata possibile. I bambini affetti dall’ADHD non riescono a gestire bene i cambiamenti e la routine li aiuta a sentirsi sicuri e a migliorare i loro comportamenti. Quando dovete spostarvi o vostro figlio deve cambiare attività, avvertitelo con qualche minuto d’anticipo e fate il conto alla rovescia.
  2. Disciplina positiva. Uno dei modi migliori per instillare le nuove abitudini è quello di realizzare una disciplina ferma e amorevole che incoraggi i comportamenti corretti e scoraggi quelli distruttivi. I bambini affetti dall’ADHD di solito reagiscono bene al rinforzo positivo, se riescono a guadagnarselo. All’inizio vi consigliamo di rinforzare o ricompensare un nuovo comportamento ogni volta che si verifica. Dopo un breve periodo, probabilmente non sarà più necessario agire così, ma dovrete continuare a far sapere a vostro figlio che prendete sul serio il fatto di incoraggiare le nuove abitudini. Alcuni genitori criticano le ricompense perché, sostengono, “sembra di comprare o viziare il bambino”. Tuttavia cambiare le abitudini è molto difficile e le ricompense non sono altro che un modo concreto per riconoscere e premiare gli sforzi del bambino.
  3. Rimanete calmi e date il buon esempio. Date il buon esempio, comportandovi come vorreste che vostro figlio si comportasse. Cercate di rimanere pazienti e padroni della situazione, anche se il bambino sembra dare di matto. Se parlate con un tono di voce calmo e basso, è più probabile che vostro figlio si calmi.
  4. Cercate di realizzare relazioni sane all’interno della famiglia. Le relazioni famigliari sono fondamentali per gestire e modificare il comportamento del bambino iperattivo. Per le coppie molto legate spesso è più facile affrontare le sfide della genitorialità rispetto alle coppie in cui il legame è più debole. Questo è uno dei motivi per cui è importante che i partner si prendano tutto il tempo necessario per coltivare la loro relazione.
  5. Concedetevi una pausa. Se avete un figlio affetto dall’ADHD, ricordatevi di concedervi una pausa di tanto in tanto. Non sentitevi in colpa se trascorrete qualche ora lontano dal bambino. Riposandovi e rilassandovi, infatti, riuscirete a essere genitori migliori. Non vergognatevi di chiedere aiuto agli amici, ai nonni e ai parenti. Assicuratevi che chi si prende cura del bambino (baby sitter, parenti, ecc.) sappia come affrontare l’ADHD e sia sufficientemente maturo per affrontare il compito.

Diete speciali

La maggior parte delle diete anti ADHD elimina gli alimenti sospettati di far aumentare l’iperattività, come lo zucchero e la caffeina, e gli allergeni più comuni, come il grano, il latte e le uova. Alcune diete consigliano di eliminare i coloranti e gli additivi artificiali. Finora le ricerche non hanno dimostrato l’esistenza di una connessione tra la dieta e il miglioramento dei sintomi dell’ADHD, però un piccolo gruppo di studi sembrerebbe dimostrare che le modifiche della dieta potrebbero essere utili. Limitare gli zuccheri, tuttavia, non sembra di nessuna utilità.

Integratori vitaminici o multiminerali

Alcune vitamine e alcuni minerali sono fondamentali per la salute, tuttavia non c’è alcuna prova del fatto che gli integratori siano in grado di far regredire i sintomi dell’ADHD. Le “megadosi” di vitamine (cioè le dosi superiori alla dose giornaliera consigliata o RDA) possono essere pericolose.

Integratori erboristici

Non c’è alcuna prova che dimostri che gli integratori erboristici, come l’iperico, siano utili per combattere l’ADHD.

Acidi grassi essenziali

Questi grassi, tra cui ricordiamo gli omega 3, sono necessari per un corretto funzionamento cerebrale. I ricercatori stanno indagando sugli eventuali benefici derivanti dalla loro assunzione nel caso dei pazienti che presentano i sintomi dell’ADHD.

Che cosa posso fare per gestire i sintomi?

È possibile imparare e mettere in pratica alcune modifiche dell’ambiente lavorativo per minimizzare le distrazioni. Esistono molti strumenti organizzativi che servono per imparare a concentrarsi sia sul luogo di lavoro sia nelle attività domestiche.

Molte persone che soffrono di ADHD trovano beneficio dalla terapia psicologica. I sintomi e i problemi dovuti all’ADHD possono far abbassare l’autostima e provocare problemi relazionali. Il counseling individuale e i gruppi di aiuto possono aiutarvi a superare questi problemi.

Prevenzione

Non esiste un modo sicuro per prevenire l’ADHD, tuttavia si possono prendere alcuni provvedimenti per prevenire i problemi causati dall’ADHD e garantire che il bambino sia il più sano possibile, sia dal punto di vista fisico, sia da quello mentale ed emotivo:

  • Durante la gravidanza evitate tutte le sostanze che potrebbero far male al bambino. Non bevete alcolici, non fumate e non fate uso di droghe.
  • Proteggete il bambino dall’esposizione agli agenti inquinanti e alle tossine, come il fumo di sigaretta, le sostanze chimiche usate in agricoltura e nell’industria e le vernici al piombo (usate in alcuni vecchi edifici).
  • Siate coerenti, ponete dei limiti e stabilite punizioni chiare per i comportamenti scorretti.
  • Stabilite una routine chiara per il bambino, con indicazioni chiare sull’ora di andare a dormire, sull’ora in cui svegliarsi, sull’orario dei pasti, sul tipo di aiuto da dare in casa e sull’uso della televisione.
  • Cercate di non dedicarvi ad altro mentre state parlando con vostro figlio; quando gli date qualche istruzione o gli chiedete qualcosa, guardatelo negli occhi. Prendetevi alcuni minuti ogni giorno per dimostrargli che gli volete bene e che apprezzate i suoi sforzi.
  • Lavorate in sinergia con gli insegnanti e con chi si prende cura di vostro figlio, e cercate di identificare immediatamente i problemi. Se vostro figlio soffre di ADHD o un altro problema che interferisce con l’apprendimento o con la vita sociale, l’immediato ricorso alla terapia può evitare che il disturbo abbia conseguenze gravi.

Fonte Principale:

(traduzione ed integrazione a cura di Elisa Bruno)


Revisione scientifica e correzione a cura del Dr. Guido Cimurro (farmacista)