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22/05/2013 di Sara De Carli

Si scalda il clima sui BES-bisogni educativi speciali. Sul web i BES sono diventati “bisogna eliminare il sostegno”. L’allarme è fondato? Due esperti dicono «no»

«Non ne parla nessuno. Ma per il prossimo anno scolastico c’è il rischio concreto di un drastico taglio agli insegnanti di sostegno. L’ultima eredita del ministro Profumo»: è questo l’incipit allarmante di un articolo che sta girando come una trottola sul web, provocando una valanga di commenti e reazioni. L’ho visto segnalato per la prima volta domenica da Cesare Moreno, lunedì l’ha commentato Dario Ianes: tanto per dire come sia arrivato a figure-simbolo della battaglia italiana per l’inclusione scolastica.
L’articolo mette sotto accusa i BES, introdotti dalla direttiva “Strumenti di intervento per gli alunni con bisogni educativi speciali e organizzazione territoriale per l’inclusione scolastica”, del 27 dicembre 2012. L’articolo chiude dicendo che «i genitori a volte sono restii e denunciare l’handicap, quelle problematiche che rientrano nei disturbi specifici dell’apprendimento quali dislessia, disgrafia, discalculia. Sarà gioco facile assecondarli. Far gravare sul collegio dei docenti questi problemi e ridurre la necessità degli insegnanti di sostegno. Continuare a togliere, anche posti di lavoro, dichiarando il contrario».
La preoccupazione in rete gira. Tant’è che i BES-bisogni educativi speciali si è tramutato (non si sa quanto ironicamente) in acronimo di “Bisogna Eliminare il Sostegno”.

Ma l’allarme è fondato? La risposta è netta sia per Moreno sia per Ianes: no. Su Facebook il maestro di strada che ha inventato Change e che continua a combattere la dispersione scolastica con un team rinnovato e ringiovanito di “maestri di strada” scrive che «Che i BES implicano il taglio al sostegno a me non sembra possibile e del resto lo stesso articolo non presenta alcuna argomentazione in proposito. I motivi di preoccupazione per me sono l’opposto, e cioé che l’etichetta BES invece di servire a sviluppare una didattica più attenta finisca per sancire delle ‘impossibilità’ tranquillizzanti. Ho linkato l’articolo proprio per evidenziare che in queste condizioni, quando una direttiva come questa genera interpretazioni del tutto opposte e perentorie da parte di persone abbastanza qualificate, significa che qualsiasi mossa è sbagliata se non si svelenisce l’aria».

Per Ianes «molti nella scuola come altrove amano il complottismo e le dietrologie, ma in questo caso non vedo alcuna intenzione di tagliare il sostegno». L’analisi di Ianes, anche in questo caso approfondita e condivisa su Facebook, dice che «un pregio della circolare è la valorizzazione pedagogica e didattica del consiglio di classe, che è chiamato a programmare una didattica strutturalmente più inclusiva e non solo a redigere quattro righe di PDP come adempimento fastidioso da passare al GLI che le passerà burocraticamente nel PAI. La sfida è molto impegnativa, ma è ora che sia data una spinta ad una corresponsabilizzazione vera e piena del consiglio di classe intero, senza deleghe al sostegno, come purtroppo accade spesso nei casi di disabilità».

Fonte – http://www.vita.it/societa/scuola/i-bes-taglieranno-il-sostegno.html


di Salvatore Nocera*

La risposta di Salvatore Nocera alle voci dissenzienti apparse su queste stesse pagine, dopo un suo precedente intervento riguardante l’inclusione scolastica, gli insegnanti curricolari e quelli di sostegno. «Da sempre – scrive Nocera – sono contrario alla delega dell’inclusione ai soli docenti per il sostegno, ma questi ultimi non potranno e non dovranno mai essere eliminati». Riceviamo e ben volentieri pubblichiamo

Bimba con disabilità insieme a insegnante di sostegno

Leggo con meraviglia gli articoli critici suscitati dal mio intervento sul tema dei docenti per il sostegno. Se per altro quelle voci sono di totale dissenso a quanto avevo scritto su queste pagine, è del tutto evidente che non mi sono espresso con chiarezza e quindi attribuisco solo a me le cause di tali critiche.

È vero che rispetto alle proposte di Giuseppe Felaco avevo scritto che esse potevano essere prese in considerazione, se si fossero prioritariamente realizzate due condizioni, ovvero la formazione obbligatoria iniziale e in servizio dei docenti curricolari e la riduzione del numero di alunni per classe. Successivamente, però, avevo anche affermato che – pure ammesso che tali condizioni dopo molto tempo si realizzassero – sarebbe stato del tutto impensabile licenziare gli oltre centomila attuali docenti per il sostegno. Impensabile non solo per motivi sindacali e politici, ma anche per ragioni didattiche, che non ho espresso in quel mio breve e rapido scritto, perché le avevo già esposte in numerosi scritti anche recenti.

Ho duramente criticato e continuo a criticare la proposta della Fondazione Agnelli [avanzata nel rapporto intitolato Gli alunni con disabilità nella scuola italiana: bilancio e proposte, Erickson, 2011, elaborato appunto dalla Fondazione Agnelli, insieme all’Associazione TreeLLLe e alla Caritas Italiana, N.d.R.]che vorrebbe rimandare l’80% degli attuali insegnanti di sostegno a fare i docenti curricolari, lasciandone solo il 20%  a lavorare in gruppi itineranti di consulenza alle singole scuole.
E ho criticato, assai di recente, anche le proposte di “spalmare” il numero dei docenti per il sostegno anche sui casi di altri BES (Bisogni Educativi Speciali), ipotesi circolate dopo la pubblicazione della Direttiva Ministeriale del 27 dicembre 2012 sui BES stessi e della successiva Circolare 8/13. Ho criticato e critico quelle proposte poiché, conoscendo ormai da decenni la situazione concreta dell’inclusione scolastica, mi rendo conto che non è pensabile affidare ai soli docenti curricolari, sia pur formati e sia pur con classi ridotte di numero di allievi, la didattica concernente l’inclusione di alunni con disabilità molto gravi.

Io stesso mi sono sempre battuto per fornire suggerimenti alle famiglie per ottenere dagli Uffici Scolastici – e in mancanza dai Giudici – il massimo delle ore di sostegno possibile in base alla normativa. Ed è pur vero che ho criticato e critico la totale delega di troppi docenti curricolari del progetto didattico di inclusione ai soli docenti per il sostegno.

Pensare tuttavia che un mio articolo possa negare tutto quello che ho sempre scritto negli anni e che continuo a scrivere giornalmente nelle mie risposte a quesiti sui siti web, mi convince che quando scrivo debbo innanzitutto tener presente che non tutti possono aver letto le altre cose da me pubblicate e che quindi possono essere tratti in inganno da un solo articolo.

La mia posizione è stata sempre chiara: sono contrario alla delega al solo docente per il sostegno; per questo chiedo la realizzazione di condizioni culturali e organizzative che garantiscano la presa in carico del progetto didattico di inclusione da parte di tutti i docenti curricolari, che però debbono essere aiutati e sostenuti in ciò dai colleghi per il sostegno. Ciò, quando si realizzeranno le condizioni sopra richieste, dovrebbe produrre una minore richiesta di ore di sostegno e ridurre al minimo il ricorso ai Tribunali Amministrativi Regionali (TAR), che sta producendo una vera e propria deriva giurisdizionale dell’inclusione scolastica.

Ma tutto ciò non potrà mai eliminare gli insegnanti per il sostegno, la cui presenza oraria, però, potrebbe ridursi con il progredire negli studi dei singoli alunni con disabilità, nella logica della “prossimità dei sostegni” formulata da Andrea Canevaro. E, aggiungo, anche in quella dell’efficacia dell’inclusione che, in base all’articolo 12, comma 3 della Legge104/92, deve realizzare la crescita degli alunni in autonomia.

In particolare, per le persone minorate della vista, ho sempre ritenuto che un alunno ben inserito e integrato fin dalla scuola dell’infanzia, man mano che va avanti negli studi potrebbe progressivamente richiedere un minor numero di ore di sostegno, grazie soprattutto alle nuove tecnologie informatiche, sino a pervenire, negli ultimi anni di scuola superiore, anche a fare a meno del docente per il sostegno. Oggi, invece, si dà acriticamente e sempre il massimo delle ore di sostegno, senza curarsi degli effettivi bisogni e della crescita in autonomia di questi alunni.
So bene che nel caso di persone minorate visive con altre minorazioni aggiunte o nel caso di alunni con autismo, ciò è impossibile, ma i minorati visivi “normodotati” debbono riuscire a farcela se vogliono veramente realizzare la loro autonomia.

Anche l’amica Maria Luisa Gargiulo avrebbe potuto superare le reali difficoltà incontrate nello svolgere le traduzioni, se avesse trovato un docente di buon senso come lo fu la mia di latino e greco di allora. Questa signora, durante le versioni, si sedeva vicino a me col vocabolario sulle gambe e mi diceva: «Dimmi il nominativo della parola che ti serve o il paradigma del verbo che vuoi cercare. Se me li dici giusti in latino o greco, io ti leggo quello che c’è scritto sul vocabolario, altrimenti vuol dire che sei ignorante e allora, per questo compito… ti attacchi!».

(Vicepresidente nazionale della FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap).

Fonte – http://www.superando.it/2013/05/06/inclusione-e-sostegno-per-fare-un-po-di-chiarezza/


L’anno prossimo i ragazzi con difficoltà rientreranno tra i Bisogni educativi speciali. Ma non sarà un modo per tagliare insegnanti di sostegno? Il rischio c’è.

 Non ne parla nessuno. Ma per il prossimo anno scolastico c’è il rischio concreto di un drastico taglio agli insegnanti di sostegno. L’ultima eredita del ministro Profumo. Stiamo parlando della direttiva “Strumenti di intervento per gli alunni con bisogni educativi speciali e organizzazione territoriale per l’inclusione scolastica”, firmata dal Ministro Profumo a inizio gennaio, prevista fin dal 27 dicembre 2012.
I Bes, l’acronimo, sono quei ragazzi che non hanno né una certificazione di disabilità né dislessia dichiarata. L’idea in sé è buona. Il consiglio di classe potrà avviare percorsi personalizzati. Potrebbe trattarsi di una difficoltà, non di un disturbo. Di un bisogno temporaneo, di un problema familiare sociale ed economico.
Il baricentro si sposta sul piano educativo e il processo di inclusione diventa qualcosa che riguarda davvero tutta la comunità educante, tutto il corpo docente. Per ogni ragazzo segnalato deve essere redatto un piano individuale di intervento. Prendiamo situazioni limite quali possono essere quartieri di marginalità conclamata, soprattutto nelle grandi metropoli. Inutile citare questo o quel quartiere. In casi così i piani individuali potrebbero riguardare una classe intera. Allora, domanda. I professori hanno il tempo necessario per fare anche questo? Come sappiamo negli anni scorsi per ogni materia d’insegnamento sono state ridotte le ore, per tagliare posti di lavoro e avere come ricaduta una minore qualità dell’istruzione.

Ma i problemi sono anche altri. Scrive Sara Biscioni di Tecnica della scuola. “Quindi tu, che sei povero, o che sei straniero, hai un Bisogno Educativo Speciale. Non lo sapevi? Tiè. L’elemento di pericolosità emerge in tutta la sua evidenza: chi è in situazione di svantaggio sociale e culturale, e chi non è madrelingua italiano, è paragonato a chi possiede una certificazione clinica di DSA (e appunto sorvolo sulla bontà di tali certificazioni, che spesso sono distribuite a piene mani a chiunque sia “poco conforme” alla figura del bravo studente – robottino)”.

Perché mettere in un’unica Circolare indicazioni per situazioni così differenti? Soprattutto, perché l’essere povero o di famiglia non italiana significa avere un Bisogno Educativo Speciale?? Perché lo dice l’Europa? Molti insegnanti penseranno: “Beh, almeno questa Circolare impone l’adozione di un Piano Educativo Personalizzato che può aiutare gli studenti non madrelingua ad accostarsi poco a poco allo studio delle discipline”, che è quanto già si fa e si dovrebbe fare attraverso una riduzione temporanea dei contenuti e una semplificazione temporanea dei testi di studio e delle verifiche in caso di difficoltà connesse alle scarse competenze in lingua italiana. Attenzione però a non confondere la bontà dello strumento (il piano personalizzato, che spesso è utile ed efficace) con la bontà del piano generale a cui lo strumento si riferisce.

Perché mettere questi studenti, e le loro difficoltà, sullo stesso piano degli studenti con difficoltà cognitive? E lo “svantaggio sociale e culturale”, cosa c’entra? Sono io la prima a sostenere che le difficoltà economiche, la mancanza di reti sociali e comunitarie, la mancanza di possibilità di accesso a strumenti di ricchezza culturale possono (possono) provocare insuccessi scolastici o precoce abbandono degli studi (e anche qui sorvolo sulle riflessioni che sarebbero dovute sui metodi e gli scopi dell’educazione statale pro – capitalista), ma in questi casi non c’è bisogno di sigle o programmazioni: c’è bisogno di agire con forza per azzerare le ingiustizie economiche, sociali e linguistiche che rendono questi studenti “svantaggiati”! Ovviamente, per limitarci alle azioni a livello scolastico, il primo passo sarebbe dare fondi e professionalità alle scuole i cui studenti maggiormente vivono queste ingiustizie..”.

Considerazioni che hanno come conseguenza quello che la Biscioni scrive ancora: “Andiamo avanti: dalla “rilevazione, monitoraggio e valutazione del grado di inclusività della scuola” si potranno “desumere indicatori realistici sui quali fondare piani di miglioramento organizzativo e culturale”. Dunque indicatori di inclusività. Ottimo, uno pensa: sapremo così quali sono le scuole più attente ai bisogni degli studenti Bes, cioè con svantaggio sociale (economico non l’han scritto, che faceva brutto), culturale, problemi cognitivi e comportamentali vari, stranieri. Ma leggiamola a rovescio: sapremo esattamente quali sono le scuole con più studenti con svantaggio sociale culturale ecc… Cioè qualcuno potrà farsi un’idea precisa e scegliere magari di non mandare il proprio figlio in quella scuola così troppo “inclusiva”.

Ed ecco che l’inclusione può diventare segregazione…”. Ecco. Il rischio di scuole ghetto. Non solo. C’è il rischio dell’allargamento dei bisogni educativi speciali alle altre disabilità. I genitori a volte sono restii e denunciare l’handicap, quelle problematiche che rientrano nei disturbi specifici dell’apprendimento quali dislessia, disgrafia, discalculia. Sarà gioco facile assecondarli. Far gravare sul collego dei docenti questi problemi e ridurre la necessità degli insegnanti di sostegno. Continuare a togliere, anche posti di lavoro, dichiarando il contrario. (F.Lup.)

Fonte – http://www.globalist.it/Detail_News_Display?ID=44164&typeb=0


I RAGAZZI DISABILI EMARGINATI DAI COMPAGNI DI SCUOLA?

“COLPA DEI PRIVILEGI DELLA TECNOLOGIA”

“Colpa dei privilegi dati dalla tecnologia e del percorso didattico semplificato”. L’incontro del professor Canevaro con i tutor delle scuole superiori di Carpi ha fatto emergere una realtà inaspettata e sorprendente

BOLOGNA – La principale causa di isolamento ed emarginazione dei normodotati nei confronti dei ragazzi disabili a scuola non è – come si è sempre stati portati a pensare – l’handicap, che sia sensoriale, fisico o cognitivo. Probabilmente la frase da tutti ormai ripetuta come un impersonale copia/incolla che siamo tutti in qual-che modo disabili ha reso più accettabile agli occhi dei ragazzi questo “stigma” millenario. E questo pare che abbia portato, evidentemente, ad un altro problema da risolvere. Assolutamente inaspet-tato almeno per chi scrive: lo studente disabile è visto dai compagni come un privilegiato. E sapete per-ché? Perché dispone di tecnologie vietate agli altri. Se ha problemi visivi o acustici può usare (quando a tutti gli altri è impedito) computer, internet, ed altri ausili tecnologicamente avanzati. Se ha problemi di Dsa o lievi ritardi mentali, oltre alle tecnologie si aggiunge pure un minor carico ed una semplificazione dei compiti a casa e delle attività didattiche. E chi, adolescente, non riconoscerebbe questi come privilegi?

La fotografia delle dinamiche scolastiche che contribuiscono ad isolare, mobbizzare, emarginare gli studenti con disabilità è uscita dall’incontro che il professor Andrea Canevaro, pedagogista dell’Università di Bologna, ha avuto con gli oltre 30 ragazzi e ragazze tutor che seguono nelle quattro scuole superiori di Carpi (Liceo Fanti, Ipsia Vallauti, Itc Meucci, Itis Da Vinci) circa 60 studenti certificati.

Ed è raccontata da Nelson Bova, giornalista e presidente della onlus “Il tesoro nascosto”, associazione di genitore con figli disabili. L’associazione – spiega Bova – ha voluto incontrare i tutor, normalmente studenti universitari o giovani da poco maggiorenni che si propongono ai ragazzi disabili in età scolare in un rapporto amicale di accompagnamento negli studi e nelle relazioni sociali. Soprattutto ha voluto valorizzare il loro prezioso lavoro facendoli incontrare lo con colui che primo in Emilia Romagna ha introdotto, oltre 10 anni fa, la figura dei tutor in una università, facilitando così l’inserimento dei loro coetanei meno fortunati. Se i tutor esistono nelle scuole dei Comuni più “illuminati” è quindi grazie al professor Canevaro e ai fondi che alcune amministrazioni destinano loro attraverso il terzo settore. Fino a due anni fa i tutor a Carpi erano presenti solo in due scuole su quattro. Quest’anno, per la prima volta, tutte le scuole secondarie di secondo grado, liceo compreso, sono coinvolte.

Fonte 

(6 marzo 2013)


 Formazione ICF 

Paideia ICF Lecco

Il gruppo di lavoro della  scuola Potenziata “A. Stoppani” di Lecco e le componenti docenti dell’istituto comprensivo “Lecco 3” dedicati ai processi d’inclusione ed integrazione  inizieranno nel corso del mese di Marzo ha inaugurato una serie di iniziative dedicate all’ICF in vista di attività specifiche di autoformazione, aggiornamento e sperimentazione riguardo la Classificazione Internazionale del Funzionamento, della Disabilità e della Salute (ICF).

Nello specifico le attività riguarderanno:

  • Il significato dell’I.C.F – Classificazione Internazionale del Funzionamento, della Disabilità e della Salute
  • Il “linguaggio ICF”  e gli  strumenti di analisi e di programmazione dell’intervento di inclusione.
  • ICF e scheda di segnalazione, verbale di accertamento, diagnosi funzionale, profilo dinamico funzionale, piano educativo individualizzato
  • ICF,  indicazioni operative e  relativi modelli di rilevazione e gestione dei processi d’inclusione;

ICF

Adottiamo le categorie previste dall’I.C.F. come linguaggio comune e condiviso nella consapevolezza di qualificare e migliorare il processo inclusivo del nostro istituto.

La classificazione ICF (International Classification of Functioning, Disability and Health) dell’Organizzazione Mondiale della Sanità permette di comprendere, studiare e promuovere lo stato di salute delle persone, superando le gabbie dei modelli un tempo utilizzati per definire la disabilità e l’handicap.

La classificazione è uno strumento prezioso per sostenere:

  • Il funzionamento di funzioni e strutture corporee personali anche menomate.
  • L’attività e la partecipazione in ogni ambito di vita sociale per contrastare limitazioni e restrizioni e affermare le migliori capacità e prestazioni possibili.
  • Facilitazioni ambientali da contrapporre ad ostacoli e barriere fisiche e sociali.

L’ICF è inoltre il completamento della classificazione diagnostica di malattie, disturbi e altre condizioni di salute (ICD-10 – The International Statistical Classification of Diseases and Related Health Problems, tenth revision) già utilizzata per valutare tutti i minori d.a.

L’ICF facilita la distinzione tra soggetti in situazione di disabilità e soggetti con esigenze educative speciali  individuando tra i beneficiari degli interventi per l’integrazione scolastica sia gli alunni con disabilità sia quelli con esigenze educative speciali.

L’utilizzo dell’ICF aiuta i soggetti coinvolti nella definizione del profilo di funzionamento della persona, garantendo l’appropriatezza dell’intervento e facilitando la definizione di un progetto individualizzato.

  • Per approfondire l’argomento clicca sull’immagine.


Didattica Speciale

Do2learn fornisce migliaia di pagine riguardo abilità sociali ed attività di regolazione del comportamento, insieme a linee guida, canzoni e giochi di apprendimento, schede di comunicazione, materiale scolastico, e guide di transizione per l’occupazione e competenze di vita.

Do2Learn began in 1996 through a National Institutes of Health Small Business Innovative Research grant.  Our team searches out the most talented and creative teachers and clinicians across the world.  These gifted individuals work with our technical experts to transfer their knowledge into formats that we can make available to you.

  • Non posso non dire grazie per questa segnalazione alla professoressa Mammone Eleonora, “silenziosa” spalla di questo lavoro. 

Definitions
Includes definitions of the 14 areas included in IDEA under the lead definition of “child with a disability.”
Evaluation and Identification
Includes detailed information on the process of evaluating a child in order to determine if he or she is eligible to receive special education services.
Characteristics and Strategies
Includes clear explanations of the defining characteristics of certain disabilities and specific strategies to address these characteristics.
Parents and Teachers 
Includes information regarding the federally mandated specific rights for parents or legal guardians of children with disabilities, special education terms and acronyms, and more.