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GUIDA PDP DSA

La personalizzazione dell’apprendimento (a differenza della individualizzazione) non impone un rapporto di uno a uno tra docente e allievo con conseguente aggravio del lavoro dell’insegnante, ma indica l’uso di “strategie didattiche finalizzate a garantire a ogni
studente una propria forma di eccellenza cognitiva, attraverso possibilità elettive di coltivare le proprie potenzialità intellettive (capacità spiccata rispetto ad altre/punto di forza). In altre parole, la PERSONALIZZAZIONE ha lo scopo di far sì che ognuno sviluppi
propri personali talenti” (M. Baldacci).

l Comitato Scuola dell’Associazione Italiana Dislessia, con la stesura di un modello di Piano Didattico Personalizzato, sia per la Scuola Primaria che per la Scuola Secondaria di primo e secondo grado, ha voluto offrire, oltre ad una traccia e una guida nella redazione, anche l’occasione per una riflessione sul suo valore e sul suo significato e, conseguentemente, dare una giusta informazione al mondo della scuola affinché non percepisca la compilazione di questo documento come un’ennesima fastidiosa richiesta di “ riempire delle carte”, o come uno dei tanti “ impedimenti burocratici” che si frappongono al “fare scuola quotidiano”.Si è voluto altresì mettere in rilievo l’importanza del PDP come strumento utile e costruttivo, che, se opportunamente interpretato e utilizzatonell’impostazione di metodologie didattiche, oltre a permettere l’apprendimento degli studenti con DSA, ha una ricaduta positiva sull’intero gruppo-classe.

Accedì alla risorsa

 



Il Cantiere dei Testi è uno strumento didattico accattivante per i bambini che si propone come itinerario per guidarli nella stesura di progetti di testo.

il cantiere dei testi

Proposte di VBscuola con un programma della collana ‘I Giochi di Elspet e Jos’, curata d Giusi Landi. Utile anche per l’utilizzo alla LIM!

Per scaricare il software cliccate qui

*Fonte – http://alessandrachiaretta.wordpress.com/


La scrittura è la rappresentazione grafica dell’attività parlata. Per poter scrivere il bambino deve aver raggiunto alcune capacità motorie, buona capacità di discriminazione visiva, coordinazione e organizzazione spaziale. Il bambino normale le raggiunge verso i cinque-sei anni

Fin dai primi mesi di vita, il bambino prende coscienza della propria esistenza, della possibilità di imporre la propria presenza, di incidere sull’ambiente esterno e di modificarlo, ed è in questo momento che comincia a lasciare le prime tracce, un “qualcosa” da lui prodotto che è osservabile, riconoscibile e identificabile da sé stesso e dagli altri.

Dal compiacimento che prova nello scoprire i segni da lui prodotti, nasce l’interesse e il desiderio di riprodurli, così inizia a scarabocchiare, ma ancora senza cognizione di causa nè coordinazione: i movimenti sono molto larghi, si espandono in diverse direzioni, a seconda della posizione in cui si trova il bambino, solo dopo molte ‘prove’ il bambino comincia a indirizzare i suoi movimenti e a variarli, perfezionando la sua abilità e la coordinazione tra ciò che vede e come si muove.
Lo scarabocchio rappresenta per il bambino uno dei mezzi con il quale egli manifesta i suoi stati d’animo. Esprime la sua aggressività attraverso l’intensità maggiore o minore con la quale segna il foglio o lo strappa con dei segni violenti, molto netti, decisi e irregolari. Manifesta la sua gioia attraverso linee che si espandono  e si modellano in modo dolce e armonioso sul foglio; esprime le sue paure attraverso piccoli segni cui attribuisce un potere magico.
A differenza del disegno, che lascia ampia libertà di moduli espressivi, la scrittura richiede movimenti dei muscoli del braccio, del polso e della mano, molto precisi, e coordinati.Proprio per questo la scrittura è la  rappresentazione grafica dell’attività parlata. Per poter scrivere il bambino deve aver raggiunto alcune capacità motorie, buona capacità di discriminazione visiva, coordinazione e organizzazione spaziale. Il bambino normale le raggiunge verso i cinque-sei anni.

Nonostante questo, molto prima, a partire dai due anni e mezzo, molti bambini cercano di imitare la scrittura tracciando linee orizzontali per tutta la larghezza del foglio; successivamente il tracciato assume un andamento ondulato, più simile alla scrittura.
A tre anni sviluppano la tendenza a chiudere le forme aperte. A quattro anni i bambini disegnano alcune lettere dell’alfabeto. A cinque anni spesso il bambino impara a tracciare diverse lettere e, in relazione alle stimolazioni e all’aiuto che riceve dall’adulto, può imparare a scrivere il proprio nome o semplici paroline, anche se a caratteri grandi e irregolari.

Il processo di apprendimento della scrittura, così avviato, evolve, in genere, senza particolari problemi fino a che il bambino, raggiunta la padronanza delle regole ortografiche, grammaticali e sintattiche, riesce ad esprimere agevolmente per iscritto qualsiasi contenuto. Se il disegno è più immediato e spontaneo quando il bambino è piccolo mentre successivamente con l’aumentare dell’età diventa più stereotipato, la scrittura, al contrario è molto più legata alle richieste degli adulti quando il bambino è piccolo ma diventa più spontanea, ricca e personale con la maturazione dell’essere umano.

Su Pianetamamma abbiamo raccolto una serie di esercizi di prescrittura o pregrafismo che trovate così suddivisi:
Cornicette
Labirinti
Unisci i puntini
Disegni a tratteggio

I vari esercizi di prescrittura  hanno alcune caratteristiche comuni essenziali che le rendono particolarmente accettate dai bambini.
– i segni grafici che si richiedono non sono mai fine a se stessi ma sono parte essenziale di un disegno e di immagini vicine al suo mondo. Ciò gli permette di utilizzare tante altre informazioni presenti nella sua memoria, oltre a rendere divertente ciò che fa.

– per molti esercizi gli si richiedono dei segni molto ampi e semplici.

– vi è una progressione che lo accompagna, dolcemente e senza brusche, difficili richieste, dai segni che quasi spontaneamente egli faceva sul foglio scarabocchiando, a segni più difficili e complessi.

– la sequenza che lo accompagna al disegno libero è preceduta da esercizi di ricalco, esecuzione con traccia, esecuzione con punti che danno i margini o l’iniziale esecuzione del disegno stesso.

L’ESERCIZIO DEL RIPRODURRE

La capacità di riprodurre dei segni grafici comporta il coinvolgimento di diverse aree cerebrali. Il soggetto, infatti, non solo deve riuscire a percepire in modo corretto l’elemento grafico che cade sotto i suoi sensi mediante un’analisi delle sue caratteristiche: forma, dimensione, orientamento nello spazio, numero di elementi, rapporti reciproci ecc., ma deve avere anche la capacità di rappresentarselo mentalmente, prima ancora di coinvolgere, coordinandoli correttamente, i centri della motilità fine, deputati alla sua rappresentazione grafica.

Pertanto in quest’attività di prescrittura sono tutte queste potenzialità mentali, che vengono ad essere stimolate e sviluppate e non soltanto quelle riguardanti la coordinazione occhio-mano

L’ESERCIZIO DEI LABIRINTI
Era noto fin dall’antichità la necessità di dover attivare importanti meccanismi intellettivi per muoversi bene e risolvere i tanti problemi posti da un labirinto. Solo l’eroe furbo e intelligente riusciva ad uscire da un labirinto.
I labirinti assolvono molto bene a varie funzioni. Se da una parte stimolano le capacità intellettive e percettive degli spazi e degli ostacoli, dall’altra, se effettuati con il dito o con la matita, migliorano la coordinazione occhio mano e sono un importante strumento di pregrafismo a partire dai quattro anni di età cronologica e mentale.
E’ bene far effettuare il percorso dapprima con il dito e successivamente, ma solo quando è stato più volte eseguito correttamente, con la matita.
La scheda risulta non superata se il bambino attraversa qualche linea, “i muri che non si possono superare”, o se non sa scegliere la strada più breve.
Prima di far iniziare il percorso con il dito o con la matita è utile invitare il bambino a farlo mentalmente, “con gli occhi” pensando alla strada più breve e più corretta

Fonte – http://www.cslogos.it/


Un libro per bambini sul tema della diversità.

Il piccolo protagonista che ci racconta la sua storia in prima persona è un coniglietto giallo. Tutti i componenti della sua famiglia sono bianchi e da sempre lo hanno fatto sentire speciale per questa sua differenza. Quando, però, inizia ad andare a scuola i compagni cominciano a deriderlo e a farlo sentire strano, più che speciale. Al coniglietto, ora, non fa più piacere essere diverso. Un giorno, tornando a casa, trova per strada una foglia blu e ne resta particolarmente sorpreso. Lui fin’ora ha visto sempre e solo foglie rosse. Così, determinato a scoprire le misteriose origini di quella foglia, tanto diversa dal resto, proprio come lui, parte per un viaggio. Troverà così un intero albero di foglie blu e un altro coniglietto giallo: il nostro amico, quindi, non è solo.

Questo breve libricino è costellato da illustrazioni, anzi, si potrebbe dire che sono le illustrazioni ad essere costellate dal racconto. Le poche righe per pagina, infatti, prendono vita immediatamente in immagini perfettamente correlate, come se le une fossero imprescindibili dalle altre e quasi come se, togliendo i disegni, il testo assumesse un significato differente e, in un certo senso, incompleto.

“Blu come me” è un libro delizioso. Si tratta di un testo per bambini, ma senza dubbio ne troverebbero giovamento moltissimi genitori. Lo stile con cui è scritto ricorda un po’ quello di Antoine De Saint-Exupéry ne “Il piccolo principe” (altro capolavoro immancabile nelle librerie di figli e genitori), nel senso che, nonostante la sua semplicità, vi traspare una forte vena poetica e l’intero testo è carico di significati intrinsechi, compresi più o meno appieno a seconda dell’età del lettore. Viene affrontato il tema delicato (specialmente ai giorni nostri) della diversità con una sensibilità strabiliante. “Blu come me” è un libro che tutti i bambini in tenera età dovrebbero leggere, per iniziare il difficile cammino della formazione con una mentalità aperta, aspetto fondamentale in questo nostro periodo storico. Il racconto, inoltre, dà anche una altra lezione ai più piccoli (e perché no, anche ai più grandi): l’importanza di viaggiare e di aprirsi a nuove culture per capire che siamo tutti diversi e tutti “speciali”.

Blu come me

Ivan Canu (testo) e Francesco Pirini (illustrazioni)


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